sabato 26 luglio 2008

Lovecraftianerie a fumetti


Qualche movimento estivo nel peraltro mai immobile mondo, oltreoceano almeno, delle “lovecraftianerie” a fumetti arriva innanzi tutto da BOOM! Studios.

La compagnia indipendente americana aveva esordito già a un anno dalla propria fondazione con Cthulhu Tales, apparso nel maggio 2006; un albo unico ispirato all’universo di H.P. Lovecraft al quale fecero seguito gli analoghi Cthulhu Tales: The Rising a febbraio 2007 e Cthulhu Tales: Tainted nel successivo settembre, ancora composti da vari episodi indipendenti. Nel primo dei due, fra i diversi autori figurava lo stesso Hans Rodionoff che per la Vertigo firmò nel 2003 l’ottimo romanzo grafico Lovecraft (in Italia presso Magic Press, 2004).

L’attenzione del pubblico verso queste libere reinterpretazioni dei “miti di Cthulhu” richiedeva però una vera e propria testata mensile, ed ecco dunque Fall of Cthulhu che dal “numero zero” del marzo 2007 è ormai giunta alla sua quattordicesima uscita con un suo primo ciclo, Fall of Cthulhu: The Fugue (2004), pubblicato in volume a raccoglierne i numeri iniziali.

Riprendendo la medesima struttura episodica, anche i Cthulhu Tales sono stati infine proposti come serie, con tre numeri finora pubblicati a partire dal marzo scorso. Da qualche tempo BOOM! Studios ha inaugurato sul proprio sito una sezione di Free Web Comics nella quale mette gratuitamente online alcuni dei propri titoli. Tra questi, sono al momento liberamente disponibili quindici tavole a colori dal primo volume 2006 di Cthulhu Tales, comprendenti due storie rispettivamente scritte da Michael Alan Nelson e Johanna Stokes e illustrate da Andrew Ritchie e Filip Sablik. Questo il collegamento alla sua pagina iniziale: webcomics.boom-studios.net/2008/07/13/cthulhu-tales-vol-1.

Ma non finisce qui: il prossimo progetto BOOM! sarà una miniserie in quattro parti, in uscita ad agosto con il titolo di Necronomicon. Scritto da William Messner-Loebs ancora su disegni di Ritchie, il serial prenderà a soggetto il più noto e famigerato degli pseudobiblia lovecraftiani, pur con larghi margini di libertà nel rielaborarne i temi.

Secondo la sinossi, “Necronomicon segue le vicende di Henry Said, uno studente di college arabo nella Arkham degli anni 20, il quale viene ingaggiato dai seguaci di un culto per trovare il tomo proibito e ottenerne gli oscuri antichi poteri. Nel corso delle sue avventure, Henry viaggia per il mondo sulle tracce di colui che ha scritto il Necronomicon, Abdul Alhazard [sic], facendo una scoperta… oscura.” Ipotizzando un’origine anglosassone per il nome di Alhazred, per Messner-Loebs “potrebbe essere interessante avere sul serio questo particolare ‘Arabo Pazzo’ come un autentico pazzo inglese, che vaga in quei luoghi come una sorta di Lawrence d’Arabia”.

Efficace l’mmagine di copertina realizzata da J. K. Woodward per il numero iniziale, alcune tavole del quale sono visibili in anteprima nell’articolo William Messner-Loebs Opens the “Necronomicon” su Comic Books Resources.

Richard Corben, Haunt of Horror: Lovecraft #1, Marvel 2008In casa Marvel, nel frattempo, stanno uscendo i tre volumi di Haunt of Horror: Lovecraft nei quali Richard Corben adatta alcuni classici del Gentiluomo di Providence. Tre storie per ogni albo in magistrale bianco e nero: Dagon sul primo, distribuito a giugno negli Stati Uniti, insieme a The Scar (da Recognition) e A Memory, tratti entrambi da poesie, mentre The Music of Erich Zann, The Canal e The Lamp sono previsti nella seconda uscita a fine luglio. Arthur Jermyn e gli altri due sonetti The Well e The Window (dai Fungi from Yuggoth), per concludere, nel terzo numero sul finire di agosto. Ulteriore nota positiva, ogni singola e puntuale riduzione viene seguita dal testo originale dalla quale è tratta. Alcune delle tavole di Corben si possono ammirare alla pagina di Preview di Haunt of Horror: Lovecraft #1, ancora sul sito di Comic Books Resources.

Unaltra serie in quattro parti sembra invece quasi pronta, ma ancora senza un editore. The Strange Adventures of H.P. Lovecraft è un graphic novel scritto da Mac Carter su inchiostri e pennelli di Tony Salmons e Adam Byrne; una ennesima messa in scena dello scrittore trasfigurato in personaggio.

“Lovecraft viene a contatto con un libro antico, il quale gli trasmette un’insidiosa maledizione: ogni volta che dorme i suoi incubi più neri divengono reali scatenandosi sul mondo. Di colpo, questo schivo e impacciato scrittore diventa allo stesso tempo sia un’involontaria divinità distruttiva che l’unico uomo a poter combattere le malvagità che egli stesso scatena. Si tratta di una revisione fantastica della vita e dell’opera di H.P. Lovecraft, una storia sullo stampo dei film horror classici della Universal. Un weird tale, di fatto.”

La sinossi, così come alcune anteprime del fumetto, sembra voler fare del protagonista un eroe d’azione a tutti gli effetti. Reduci da una presentazione alla San Diego Comic-Con, gli autori ne annunciano comunque la pubblicazione entro la fine dell’anno, “in un modo o nell’altro,” presentando l’opera attraverso un ben curato sito web, lovecraftcomic.com, completo di suggestivo trailer animato.



2 commenti:

AM ha detto...

Ottimo blog Andrea, ti seguo da un paio di mesi ma non avevo mai postato prima.

Ma andiamo al tema del post:
non so ma queste versioni a fumetti mi lasciano decisamente perplesso. Secondo me ci sono dei soggetti che non adrebbero toccati (miti di Cthulhu su tutti). Un conto sono i racconti e quindi lasciare la possibiltà al lettore di immaginarsi i Grandi Antichi e un conto e dare loro una forma fisica (che è quasi sempre deludente). Incrocio le dita e spero che Guillermo Del Toro faccia bene con il suo film.

Salut!

Andrea Bonazzi ha detto...

Non c'è più niente di intoccabile, ma che la gran parte di questi fumetti riesca a veicolare qualcosa di ciò cui dichiarano d'ispirarsi, è altro paio di maniche. L'orrore cosmico diventa qualcos'altro, al massimo allusione; si codifica in schemi riconoscibili, ben assimilati, in fin dei conti rassicuranti (il che tradisce quel che sta all'origine del loro modello stesso). Come le tarde imitazioni narrative lovecraftiane, i giochi, certo cinema.
Forse solo Breccia si è avvicinato quanto possibile al linguaggio di HPL: pochi dialoghi, affidandosi soprattutto all'immagine, in tratti definiti nel particolare quanto essenziali, vaghi e reticenti nelle pennellate d'insieme...