mercoledì 20 agosto 2008

Qualcosa di Robert H. Barlow


Di Robert Hayward Barlow (1918–1951) restano soprattutto note le connessioni con Howard Phillips Lovecraft, con il quale entra in corrispondenza nel 1931 nascondendo la propria vera età, almeno sino all’incontro con lo scrittore suo ospite tre anni più tardi in Florida.
Genio precoce e appassionato del fantastico, il giovanissimo Barlow entra presto in contatto epistolare con Clark Ashton Smith, con Robert E. Howard e altri ammirati autori di Weird Tales; inizia egli stesso a scrivere, assistito da un Gentiluomo di Providence sempre prodigo di consigli; prende a collezionare manoscritti, spesso offrendosi di batterli a macchina preservando in questo modo molti originali altrimenti destinati alla dispersione. Diventa editore e tipografo in proprio realizzando fanzines come The Dragon-Fly (1935-1936) e Leaves (1937-1938), dando a stampa nel 1935 The Goblin Tower, la prima raccolta di poesie di Frank Belknap Long, e The Cats of Ulthar del medesimo Lovecraft in numero limitato di copie, progettando altri volumi ancora di Whithehead, di C.L. Moore e di Smith sull’impeto di un entusiasmo che non riuscirà, tuttavia, a tenere il passo con gli impegni.
La narrativa di Robert H. Barlow conta sei fra semplici revisioni e collaborazioni con H.P. Lovecraft, il quale fornì titolo al brevissimo racconto d’esordio The Slaying of the Monster (1931 circa) risistemandone la prosa, seguìto da Il tesoro del mostro stregone (The Hoard of the Wizard-Beast, 1933), tradotto in italiano ma difficilmente reperibile sulle riviste Fictionaire (n. 1, ottobre 1999) e Mystero (n. 46, marzo 2004). Entrambe le storie sono rimaste inedite fino al 1994, mentre solitamente incluse nelle raccolte lovecraftiane sono Il match di fine secolo (The Battle That Ended the Century, 1934), goliardica e in origine anonima messa in parodia del giro di colleghi e conoscenti; Universi in sfacelo (Collapsing Cosmoses, 1935), un frammento di satira sulla fantascienza del periodo; Finché tutti i mari... (“Till A’ the seas”, 1935) e L’oceano di notte (The Night Ocean, 1936). Proprio quest’ultimo, ironicamente, a lungo e da tanti indicato come un racconto fra i “più maturi” del tardo Lovecraft… sino alla scoperta del manoscritto originale su microfilm, negli anni 90, a dimostrarne invece un minimo intervento, forse meno del 10% sul totale secondo S.T. Joshi.
Diversi racconti tra i primi fino al ciclo degli Annals of the Djinn (1933-1936) inevitabilmente risentono dell’inesperienza di un autore, per quanto dotato, ancora adolescente. Altri come A Dim-Remembered Story (1936) trovano invece le stesse sicure e intense atmosfere weird di The Night Ocean, e meriterebbero maggior diffusione se non una traduzione in italiano.
Uno scritto olografo di Lovecraft tra le Istruzioni in caso di decesso designò R.H. Barlow, come sappiamo, quale proprio esecutore letterario. Di qui, tuttavia, una serie di incomprensioni e dimmotivati risentimenti da una parte dei contatti comuni che, ancora ignari, vedevano il giovane “appropriarsi” delle carte dello scrittore del Rhode Island... con Derleth e Wandrei che già si affannavano per pubblicarne l’opera mentre, sommerso di problemi personali, il povero Barlow sembrava non combinare nulla.
In realtà si deve a lui la conservazione della gran parte del materiale e degli scritti lovecraftiani, e il loro affidamento in custodia a una biblioteca. Robert Barlow cura quindi l’edizione di Notes and Commonplace Book (1938) e, parzialmente fugati gli spiacevoli screzi, collabora infine alla preparazione di The Otsider and Others, il primo volume Arkham House nel 1939, per poi raccogliere i suoi personali ricordi in The Wind That Is in the Grass: A Memoir of H.P. Lovecraft in Florida (1944). Memories of Lovecraft (1934) è invece una fresca memoria della lunga visita di quell’anno presso la famiglia Barlow a De Land, Florida, attraverso le annotazioni del momento. Pubblicato integralmente solo nel 1992, una sua parziale redazione emendata da August Derleth apparve come The Barlow Journal nel 1959 e nel ‘66, probabile riferimento per la versione italiana proposta in Tutto Lovecraft vol. 9: Demoni e meraviglie (Fanucci, 1990) con il titolo di “Diario” di una visita.
Dopo la scomparsa di HPL, come a chiudere un capitolo di vita l’interesse si sposta drasticamente verso la poesia, già praticata e apparsa in pubblicazioni amatoriali. L’incontro con il “movimento attivista” di Lawrence Hart, nel 1939, spinge Barlow ad abbandonare la tradizione metrica formale per dedicarsi al verso sperimentale: vince premi universitari con Poems for a Competiton (1942) e pubblica View from a Hill (1947), mentre una terza raccolta Accent on Barlow: A Commemorative Anthology giungerà postuma nel 1962.
Perfeziona nel frattempo gli studi in antropologia e storia, e intorno al 1943 si trasferisce in Messico dove insegna sino a ottenere la cattedra di professore al Mexico City College. Esperto di lingua Nahuatl, Robert H. Barlow diviene un autentico pioniere della ricerca storica e linguistica nel paese, un’autorità sul periodo messicano fra il XIV e il XVII secolo.
Ma subisce ricatto, in quanto omosessuale... Un possibile scandalo gli costerebbe al minimo la carriera e nel 1951, a soli trentadue anni, mette fine alla sua esistenza in un’overdose di barbiturici.
La sua poesia e narrativa fantastica sono raccolte nel volumetto Eyes of the God: The Weird Fiction and Poems of R.H. Barlow uscito nel 2002 presso Hippocampus Press, mentre l’intero epistolario Lovecraft-Barlow esistente è apparso in O Fortunate Floridian: H.P. Lovecraft Letters to R.H. Barlow, nel 2007 per i tipi della University of Tampa Press. Alla prima monografia critica su Robert Barlow sta attualmente lavorando Massimo Berruti, in un libro di futura uscita ancora per la Hippocampus di New York.
A seguito, per concludere, un esempio della poesia di Barlow con gli ultimi versi composti quattro anni prima della morte:



Intimations of Mortality (Fall 1947) di Robert H. Barlow, in Eyes of the God (Hippocampus Press, 2002). Traduzione di Andrea Bonazzi.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

La lirica è bellissima, e notevole anche la traduzione, complimenti vivissimi. Per il titolo, personalmente avrei preferito forse un semplice "Memento"...

pietrobaldus ha detto...

Grande post, And, complimenti. Eccellente anche la resa della lirica.

Solo una piccola chiosa: il Diario di Barlow (The Barlow Journal) è stato pubblicato integralmente, per la prima volta, nel booklet “On Lovecraft and Life” della Necronomicon Press (1992) e solo ristampato in “O Fortunate Floridian”.

Andrea Bonazzi ha detto...

Thanks!

Mannaggia non avevo trovato i riferimenti! Sul "Tutto Lovecraft 9" il titolo dato per originale (Diary of a Visit) non mi risulta altrove, & visti i precedenti non mi stupirei se fosse 'artificiale'

Massimo ha detto...

Ciao Andrea, e complimenti per il post esaustivo e ricco di notizie accurate. Non è comunque stato provato che RHB si sia suicidato per via dell'eventuale "scandalo" legato alla sua sessualità. Dalle mie ricerche sta emergendo il ritratto di una personalità sensibile e complessa, che dovette affrontare problematiche esistenziali tipiche di un'anima tormentata, problematiche molto ben rappresentate e "sublimate" entro la sua letteratura.
Grazie per l'ottimo post e a risentirci,
Massimo

Andrea Bonazzi ha detto...

Grazie a te per tutto il lavoro svolto nell'ambito della letteratura Weird, e per quello su RHB che attendiamo con enorme interesse!