martedì 7 aprile 2009

Benedetta Bonichi, “vedere nel buio”



Nata ad Alba nel 1968, Benedetta Bonichi realizza le sue prime opere in gesso, sculture e rilievi su cui lasciar esprimere e scorrere le proiezioni dell’ombra, assai più che il gioco di luce che spicca a sua volta per assenza, privilegiando infine il non visibile; la percezione dell’oscuro interno di un mondo filtrato e recepito con tutt’altra vista, quella dei “raggi X” base per i seguenti e personalissimi lavori – quasi una danse macabre d’attuale o prossimo tardo medioevo – insieme al disegno, le tecniche fotografiche e quelle digitali.

Dalla pagina biografica sul sito personale: “Dopo anni di ricerca e di studi (da quelli filosofici, di storia antica, antropologia e filosofia del linguaggio alla paletnologia e l’etologia) attraverso il Presidente della Società Italiana di Microbiologia entra in contatto con la Scuola di Antropologia Umana della facoltà di Biologia a Firenze e collabora con alcuni docenti americani. Nel 1991 lascia l’Università, si occupa di musica, danza, mimo; fonda una agenzia teatrale, e inizia a disegnare, dipingere e scolpire. Nel 1995 si imbatte per caso in To See in the Dark, un articolo scritto in Germania nel 1934. Alla luce di una lettura kantiana della realtà di stampo lorenziano, dal 1995 al 1997 realizza una cinquantina di sculture fatte di ombre. Convinta della necessità di dover andare oltre – «La realtà, questa magnifica ossessione io non so studiarla, né descriverla, né disegnarla» – Benedetta Bonichi, cerca un nuovo linguaggio. Dopo anni di ricerche, al di là dell’estetica, ignorando la luce, nel 1999 nascono le prime radiografie”.

“La radiografia è più di una tecnica. È semmai una teknè; ovvero l’unico ‘mezzo’ possibile per leggere la realtà, attraverso la materia, anziché la luce. La radiografia, unita alla fotografia, al digitale e al carboncino e le polveri d’affresco”.

Gallerie: sito web ufficiale To see in the dark.

1 commento:

marianoequizzi ha detto...

eccezzzionale, una dimensione / visione da una prospettiva oscura e fascinosa. grazie andrea.