sabato 11 aprile 2009

La città della terribile notte


James Thomson (Port Glasgow 1834 - Londra 1882) inizia a diciassette anni la sua atti­vità di poeta e di collaboratore di riviste letterarie, con traduzioni, saggi, prose e poesie sotto la spinta delle letture di Shelley. Nel 1862 si trasferisce a Londra e trova impiego in un ufficio. Traduce Heine. Perennemente assillato dai debi­ti, in preda a frequenti attacchi depres­sivi, alcolizzato, nel lavoro è incostante e viene giudicato “inaffidabile.” Si dedica allo studio dell’italiano e del francese, col desiderio di tradurre Leopardi e Dante, Rabelais e Flaubert. Dopo il fallimento della ditta, trova lavoro come correttore di bozze e poi come segretario per una compagnia mineraria con minie­re in Colorado. Intanto la salute peggio­ra, lo stato psichico anche. Muore nel 1882 per emorragia cerebrale.

Costruendo, attraverso citazioni e ri­mandi a Baudelaire e Poe, l’immagine visionaria e misteriosa di una città di «edificata desolazione» e di tenebra, do­ve «Fede, Amore e Speranza» sono mor­te, Thomson apre la strada alla speri­mentazione della poesia del Novecento e alla Terra desolata di T.S. Eliot. La città della terribile notte (1874), polisemico spazio di un viaggio iniziatico sen­za approdo e presagio del destino di una metropoli moderna, si disegna co­me un deserto, una necropoli stermina­ta, un vasto teatro d’ombre in cui si ag­girano figure insonni e allucinate, scor­re il «fiume dei suicidi» e regna «regina e patrona» la Melanconia.

Pure a considerevole distanza temporale dall’uscita, nel 2000 presso l’editore Panozzo di Rimini, è ancora il caso di spendere più che qualche riga a proposito de La città della terribile notte di James Thomson, tanto più che il volumetto, tuttora in catalogo, resta l’unica traduzione italiana disponibile del cupo e visionario poema tardo vittoriano, qui proposto nella puntuale e attenta versione di Liliana Losi e Mili Romano con il testo originale a fonte. Un classico per la lingua inglese ma, complici forse le tematiche inadatte al devoto gusto naturalistico italiano, qui da noi al solito ignorato.

Composto fra il 1869 e il 1873, apparso sulle pagine del National Reformer celandosi dietro alla firma di Bysshe Vanolis il secondo nome del poeta Shelley unito all’anagramma di Novalis – e pubblicato in volume, infine, solo nel 1880, The City of Dreadful Night è un lungo, disperato poema ateo e pessimista. La città stessa è l’immagine di una Londra fantastica e trasfigurata; una vasta e maestosa rovina, desolata e notturna, popolata d’ombre né morte né davvero vive, prive di scopo e di speranze. Un luogo della mente, e insieme un’estrema, nerissima visione dell’esistenza urbana, attraversata in una serie di quadri frammentari, distopici, ferocemente critici dei valori del suo tempo. Una sorta di pellegrinaggio infernale, verso il sollievo dell’oblio in antitesi al mito cristiano della redenzione.

L’omaggio dantesco è palese, ponendo già in epigrafe il verso “Per me si va nella città dolente” a precedere una più estesa citazione dai Canti e le Operette morali dell’altrettanto ammirato Giacomo Leopardi (benché non indicato, si tratta dei versi 93-98 da “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia,” e i primi sei versi più la conclusione dal “Coro di morti nello studio di Federico Ruisch”).

Alcoolismo e soprattutto depressione segnano chiaramente la vita e l’opera del solitario, insonne James “B.V.” Thomson – le iniziali dello pseudonimo aggiunte, di solito, per distinguerlo dall’omonimo poeta settecentesco, scozzese anch’egli. Ed è la “melanconia” letteralmente a presidiare La città della terribile notte sovrastandola, figura titanica e scultorea, incontrata alla chiusura del percorso, le cui fattezze sono una descrizione esatta della Melancolia I (1514) nella celebre incisione di Albrecht Dürer.

Qui di seguito il canto XVII de La città della terribile notte, sia in inglese che per come tradotto da Liliana Losi e Mili Romano nel volume. Un assaggio della poesia di Thomson, in questo caso intrisa di un “cosmicismo” che quasi sembra anticipare, almeno in tono, certa poesia fantastica americana dei primi anni del secolo seguente – quella di Sterling e C.A. Smith, per fare nomi.


Completano il volumetto una introduzione di Mili Romano, necessaria per inquadrare nel proprio contesto un autore così poco noto in Italia, e la finale cronologia bio-blibliografica. Vale la pena di procurarsi quest’unico approccio italiano a quel che è senz’altro il maggiore horror poem dell’Ottocento inglese, affrontando l’attesa di un ordine librario, via web o diretto presso il sito di Panozzo Editore. The City of Dreadful Night è tuttavia facilmente reperibile, in lingua originale e in rete, come file di testo a partire da risorse quali il Project Gutemberg, fino alla possibilità di leggere o scaricare l’intero libro di James Thomson nella sua prima edizione londinese (Reeves and Turner, 1880) come scansione grafica dall’Internet Archive.

La città della terribile notte
James Thomson
collana Episodi, Panozzo Editore, 2000
brossura, 152 pagine, Euro 9,50
ISBN 88-86397-57-7

2 commenti:

LEO ha detto...

Ho linkato il blog.
Seppur da altre prospettive di studio (storia delle religioni)talvolta mi occupo di letteratura fantastica della I metà dello scorso secolo, e Lovecraft con le sue opere è una delle ipostasi culturali più ricche, dense e degne di studio. Me ne sono occupato - di recente - in merito alla poetica eliadiana e in relazione ai 'dinosauroidi' primordiali e teosofici, topic brevemente descritto in un post del mio 1° blog.

Complimenti per l'accuratezza e a presto

Leo

KingUnicorn ha detto...

I'm going to have to learn Italian to keep up with your work here. The online translators just don't do your writing service.

I was unfamiliar with Thomson before your post, and your explanation of his influences and inspirations has caught my interest. I've bookmarked The City of Terrible Night to read later this evening. The excerpt you've shared here is delightful.