domenica 3 maggio 2009

Arthur Machen e la Golden Dawn...


Considerazione en passant, sorta a seguito della lettura di un articolo dell’amico Cesare Buttaboni su Ver Sacrum, Arthur Machen: L'Esteta del Terrore, ma valida a proposito di una gran parte della saggistica breve e delle note editoriali, critiche o biografiche, su Machen e altri autori fantastici d’area britannica e suoi contemporanei, non sempre né solo ovviamente in italiano. Tutti interventi in cui si esalta, come fattore di primaria importanza, l’appartenenza all’ormai famoso Ordine Ermetico dell’Alba Dorata, The Hermetic Order of the Golden Dawn.

Citando quindi Ver Sacrum piuttosto che altre fonti: “Uno degli avvenimenti fondamentali nella vita di Machen si verificò nel 1899, quando entrò a far parte della società esoterica della Golden Dawn, setta ispirata al Rosacrucianesimo. In realtà furono molti gli intellettuali che all’epoca che entrarono in contatto con la Golden Dawn, fra cui vanno almeno ricordati Bulwer-Lytton, Yeats, Bram Stoker e il celeberrimo mago Aleister Crowley che ne divenne in seguito anche il capo”.

Tanto particolare entusiasmo per la Golden Dawn, da parte degli scrittori del periodo, appare in verità ampiamente mitizzato, spesso basato su informazioni parziali, datate o palesemente “di parte” che continuano tuttavia a restare fra le più diffuse, un po’ come accade per le leggende attorno a Lovecraft, complice l'estrema diffusione via internet. I più documentati citano a supporto testi e pubblicazioni che, a ben vedere, non si rivelano a loro volta così limpidi circa le proprie fonti. Per esempio, l’affiliazione di Stoker risulta oggi indimostrabile benché avesse amici nell’Ordine (a tal proposito, vedasi in italiano il recente The Dark Screen di Pezzini e Tintori, Gargoyle 2008).

Aderire a una massoneria o una società esoterica, nell’Inghilterra tra fine Ottocento e primi Novecento, per molti non era poi troppo diverso dall’iscriversi a un circolo sociale elitario, con una partecipazione personale non di rado minima o superficiale. E in quanto a Machen – ma non solo lui, vedremo – l’importanza del suo rapporto con l’Alba Dorata non è tanto individuabile nelle pretese conoscenze occulte che avrebbe dovuto trasporre in narrativa, come non pochi amano pensare, quanto nella profonda disillusione verso tali società esoteriche, documentata nei suoi scritti.

Poco dopo la morte della moglie, Arthur Machen aderisce alla Golden Dawn su invito dell’amico Arthur Edward Waite, risultandone iniziato nel novembre del 1899. Ma non si lascia coinvolgere più di tanto da un gruppo nel quale non ritrova un congeniale ambiente spirituale, e non andrà oltre il grado di Praticus, il terzo nell’Ordine più esterno. Da cattolico, se ne stuferà per meglio sviluppare più tardi una propria forma di cristianesimo basata sulla tradizione celtica.

Algernon Blackwood, altro nome ricorrente associato alla Golden Dawn, vi entra un anno più tardi (ottobre 1900). Ne sarà un poco più coinvolto approfondendo in tale ambiente le aree di suo maggiore interesse, ma lui pure si fermerà presto: raggiunto il grado massimo del primo Ordine, non prosegue oltre scegliendo di non diventare un adepto. Starlight Man: The Extraordinary Life of Algernon Blackwood, la biografia apparsa nel 2001 a firma di Mike Ashley, fornisce particolari sull’intero argomento.

Sia Machen che Blackwood seguono Waite quando ricostituisce la Golden Dawn nel 1903, dopo che si era spezzata in due fazioni, ma entrambi già perdevano interesse. Blackwood la considerava non più che una sorta di “club esclusivo” e scriverà più avanti, sulla rivista Time and Tide del 16 marzo 1923, di condividere il giudizio tutt’altro che lusinghiero espresso da Machen nel decimo capitolo del volume autobiografico Things Near and Far, pubblicato nel 1923:

“But as for anything vital in the secret order, or anything that mattered two straws to any reasonable being, there was nothing of it, and less than nothing. Among the members there were, indeed, persons of very high attainments, who, in my opinion, ought to have known better after a year’s membership or less; but the society as a society was pure foolishness concerned with impotent and imbecile Abracadabras. It knew nothing about anything and concealed the fact under an impressive ritual and a sonorous phraseology. It had no wisdom, even of the inferior or lower kind, in its leadership; [...]

“Ma in quanto ad alcunché di vitale nell’Ordine segreto, o qualunque cosa che importasse un fico ad alcun essere ragionevole, di questo non c’era nulla, e men che nulla. Fra i membri verano, in effetti, persone d’alta cultura le quali, a mio giudizio, dopo un anno o meno d’affiliazione avrebbero dovuto avere più buonsenso; ma la società quanto a società era pura sciocchezza incentrata su inutili e imbecilli “Abracadabra.” Essa non sapeva niente di niente, e nascondeva la cosa sotto a un rituale di grand’effetto e una fraseologia altisonante. Non aveva saggezza, nella sua guida, nemmeno dell’inferiore o del più basso genere; [...]

La traduzione è mia, restando l’originale inedito in Italia. L’autore gallese si riferisce all’Ordine in tutta trasparenza come Order of the Twilight Star, proseguendo le invettive, non senza caustico umorismo, ben oltre il brano estratto in precedenza. In inglese e corredata di note, l’intera sezione si può altrimenti leggere alla pagina www.cafes.net/ditch/twilight.htm.


11 commenti:

Elvezio Sciallis ha detto...

Grande And. Articolo quanto mai necessario.

Davide Mana ha detto...

Curioso - ho appena citato Bulwer-Lytton sul mio blog.

Quanto all'adesione a conventicole mistiche e massonerie diverse come normale pratica sociale nell'Inghilterra vittoriana, ho da fonti credibili la conferma che sia ancora così oggidì, specie negli Stati Uniti.
Dove, mi si diceva, l'adesione alla locale loggia massonica è un'ottima mossa per la futura carriera di un assicuratore o venditore d'automobili in cerca di potenziali clienti.
Alla faccia dell'esoterismo...

Andrea Bonazzi ha detto...

In effetti il ritratto tipico del massone americano moderno era il signor Cunningham con la sua "Loggia del Leopardo" in Happy Days (Elvezio se lo sarà perso, ma era un must televisivo anni 70).

timeistheenemy ha detto...

Sono sostanzialmente d'accordo nel ritenere che personalità anche rilevanti della cultura anglofona del periodo come Yeats e Machen si affiliarono alla Golden Dawn per una sorta di moda : d'altronde era anche prevedibile la presenza in questo tipo di società di ciarlatani e presunti maghi, effettivamente quanto di più lontano da scrittori colti e raffinati come Machen o Blackwood.

Quindi si può a ragione parlare di "moda" dell'epoca, moda in ogni caso molto diffusa che attecchi' anche in Germania.

Lo stesso scrittore austriaco Gustav Meyrink, forse colui che più di tutti ha abbracciato teorie occulte, era il primo a denunciare le imposture e la paccotiglia con cui veniva in contatto, senza per questo mai venir meno alle sue convizioni occulte su cui vaso' la maggior parte della sua produzione.

Distinguerei invece il caso di Lovecraft, che si dichiarò sempre ateo e materialista e agiva in un contesto diverso e , quando utilizzò formule magiche nei suoi scritti, lo fece solo per evocare una certa atmosfera maligna nei suoi scritti.

timeistheenemy ha detto...

Questo è il mio primo commento su questo bellissimo Blog col nickname Timeistheenemy.Complimenti Andrea e grazie per aver linkato il mio articolo

Ciao a tutti

Cesare

Andrea Bonazzi ha detto...

Thanks Caesar!

Anonimo ha detto...

Sono sostanzialmente daccordo con le linee generali dell'articolo, ancorche con qualche riserva. Sto scrivendo una tesi di dottorato sull'influenza di alcune conventicole esoteriche su un certo tipo di letteratura fantastica ed occupandosi di questo argomento si finisce col venire a conoscenza di alcuni fatti che non bisognerebbe ignorare. La "Golden Dawn", cos¡ come altre forme di massoneria esoterica "di frangia" (leggere: appartenenti al circolo "esterno" quindi "aperto" al pubblico "profano") quali anche l'"Argenteum Astrum" del canagliesco Aleister Crowley, si richiamavano e si richiamano alla tradizione gnostica dei primi secoli del cristianesimo. Tali tradizioni finirono per influenzare anche alcuni movimenti eterodossi dell'Islamismo persiano ed arabo, finendo per sviluppare una complessa forma di "meditazione immaginifica" consistente nel visualizzare immagini sacre (quali la figura di Maometto per gli gnostici persiani, la figura del serpente ouroboros per gli gnostici "Ofiti" etc.) allo scopo di sviluppare la "Imaginatio vera", considerata nel medioevo una facolta a mezzo fra l'"intuizione pura" delle cose divine e la razionalita logica. All'interno della Societa teosofica di Madame Blavatsky, si svolgevano esperimenti molto simili, ne parla Yeats nelle sue Autobiographies" ed e altrettanto certo che si faceva lo stesso anche nella "Golden Dawn". La tecnica consisteva nel visualizzare un simbolo geometrico basico (cerchio, stella etc.) chiudere gli occhi e provare a visualizzarlo con uno sforzo immaginativo non indifferente. Blackwood e Machen, fecero uso di questa tecnica per "aprirsi ad altre percezioni" ed usare il contenuto di associazioni ipnagogiche spontanee utili all'esercizio della scrittura, un po come fecero anche i surrealisti francesi e gli appartenenti al piu esoterico "Grand Jeu" sviluppatosi nello stesso periodo. Lo studioso francese Henri Corbin chiama questa tecnica "Mundus Imaginalis", la via per accedere al "mondo delle immmagini archetipe". Ancora non ho tutti gli elementyi che mi servono, ma conto di pubblicare un articolo sull'argomento nel mio blog "La casa del pavone" al piu presto. Naturlamente e vero che tutti coloro che parteciparono alla "Golden Dawn" finirono per stufarsene a causa della chiara componente "buffonesca" dell'ordine, esagerata ancora di piu quando Crowley ne prese la direzione, ma cio non vuol dire che molti scrittori che ne fecero parte non tentarono di fare proprie alcune intuizioni, per sviluppare le loro idee sulla creazione letteraria, cosi come fece Lovecraft. Insomma bisognerebbe separare il fenomeno setta (triste, parziale e grottesco dalla massoneria ai "Skull & Bones") statunitensi dal concetto di "Filosofia Occulta", che e molto piu antico ed autorevole ed a tale scopo consiglio la lettura del bellissimo "Storia della Filosofia Occulta" di Sarane Alexandrian, altrettanto critico contro il 2Fenomeno setta"
Grazie per la discussione e scusate la brevita dell'intervento.

Andrea Bonazzi ha detto...

Replico molto rapidamente su sue punti:

Blackwood e Machen, fecero uso di questa tecnica per "aprirsi ad altre percezioni" ed usare il contenuto di associazioni ipnagogiche spontanee utili all'esercizio della scrittura

Sarebbe necessario trovare riscontro a questo anche nelle biografie -- e negli scritti non narrativi -- di questi autori. Finora non ne ho trovato di palese.


"cio non vuol dire che molti scrittori che ne fecero parte non tentarono di fare proprie alcune intuizioni, per sviluppare le loro idee sulla creazione letteraria, cosi come fece Lovecraft"

Non si può obbiettivamente parlare di questo per quanto riguarda Lovecraft. Le posizioni di HPL sono molto ben documentate, l'ultima biografia di Joshi è estremamente approfondita e ci sono molti volumi di corrispondenza pubblicata, ultimamente in forma integrale senza i tagli editoriali della Arkam House. Lovecraft non ha mai avuto a che fare con alcun ambiente esoterico, né mai vi ha dato credito: il solo interesse per l'occulto fu quello di superficiale documentazione, generalmente da enciclopedia. Se da giovane poteva professarsi agnostico, la sua posizione in età adulta è inequivocabilmente materialista. Fosse possibile una qualche reale influenza dalla Golden Dawn, sarebbe al massimo derivata dalla narrativa fantastica di autori ammirati come, appunto, Machen e Blackwood...

Armodio ha detto...

Si, come ho detto mi mancano alcuni elementi essenziali. Posso solamente dire che la tecnica "immaginativa" di cui parlavo e documentata nelle "Autobiographies" di William Butler Yeats ed ho potuto operare una comparazione solo attraverso il volume di Ioan P. Couliano: "Tecniche dell'estasi dall'ellenismo al Medioevo" dedicato allo gnosticismo. Purtroppo non ho sottomano la bibliografia esaustiva (mi trovo in Spagna). Per quanto riguarda Lovecraft sono naturalmente daccordo con te, ci fermiamo solo ad alcune supposizioni. Mi pare di ricordare che il Nonno di H.P.L. appartenne alla Massoneria, fatto che permise a Lovecraft di leggere "The Magus" di Francis Barrett, per una infarinatura di esoterismo. Piu che la formazione di Lovecraft sono i suoi scritti a contenere elementi gnostici. A proposito volevo domandare, per conoscere di piu della Biografia di Lovecraft mi potrebbe essere utile quella redatta da Lyon Sprague De Camp o giudichi sia migliore e piu esauriente quella di Joshi?
Chiedo ancora scusa per la nebulosita delle informazioni, ma si tratta di un progetto investigativo ancora "In Fieri"

Andrea Bonazzi ha detto...

"Mi pare di ricordare che il Nonno di H.P.L. appartenne alla Massoneria, fatto che permise a Lovecraft di leggere "The Magus" di Francis Barrett, per una infarinatura di esoterismo"

No, non mi risulta, Barret non è nemmeno negli indici nominali del nuovo Joshi, appena verificato. Whipple Van Buren Phillips aderì alla massoneria come allora molti cittadini americani di buona posizione sociale (tradizione rimasta a lungo, persino nel televisivo "Happy Days" il padre di Richie era massone!), non risulta abbia fatto leggere al nipote Francis Barrett né alcun altro testo orientato all'esoterismo. Se il libro fosse stato nelle biblioteca di famiglia, HPL lo avrebbe conservato come fonte di consultazione, ma non figura tra i libri entrati in suo possesso (esiste anche una ricostruzione dei libri posseduti da Lovecraft, basata sulle sue liste, le sue lettere e il lascito alla morte (Lovecraft's Library: A Catalogue, Hippocampus Press, II ed. 2002).


"potrebbe essere utile quella redatta da Lyon Sprague De Camp o giudichi sia migliore e piu esauriente quella di Joshi?"

De Camp era interessante a suo modo (nella versione hardback, le edizioni paperback sono invece tagliate), ma era parziale nelle fonti e in certe interpretazioni, permettendosi giudizi professionali e umani del tutto personali. Ma ora è superato da ogni punto di vista. Joshi è la fonte primaria per ogni studio biografico, ci sono tre versioni della bio di HPL di S.T. Joshi:
1) H.P. Lovecraft: A Life, Necronomicon Press 1996; ristampa 2004
2) A Dreamer and a Visionary: H.P. Lovecraft in His Time, Liverpool University Press 2001 (versione ridotta dell'edizione precedente, pubblicata per il mercato britannico)
3) I Am Providence: The Life and Times of H.P. Lovecraft, 2 volumi, Hippocampus Press 2010 (edizione integrale di H.P. Lovecraft: A Life, ampliata ripristinando 150mila parole tagliate sulle circa 500mila della prima pubblicazione, e aggiornata sugli studi bio-bibliografici degli ultimi anni).

Informazioni bibliografiche: http://www.hplovecraft.com/study/bios/

Armodio ha detto...

Grazie mille. Continueremo al piu presto la conversazione sul mio blog
Un saluto.