martedì 25 settembre 2007

Sir Arthur Conan Doyle e gli spiriti


Celebre inventore del mito di Sherlock Holmes, l'investigatore deduttivo e razionale per eccellenza; meno noto creatore di personaggi fantastici come il Professor Challenger in storie quali Il mondo perduto (The Lost World, 1912), modello dei successivi romanzi sui “dinosauri redivivi” dalle imitazioni de La terra dimenticata dal Tempo (The Land that Time Forgot, 1924) di Edgar Rice Burroughs fino al Jurassic Park di Michael Crichton; autore forse ancor meno conosciuto di ottimi racconti del terrore, oltre che di novelle d’ambiente storico. Ma oltre a tutto questo, Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930) fu anche un sostenitore dello spiritismo pubblicando opere come La nuova rivelazione (The new revelation, 1918), The History of Spiritualism (1926) e The Edge of Unknown (1930), indulgendo sino alla credulità in un crescente interesse verso il soprannaturale che lo portò alquanto ingenuamente ad avallare casi fraudolenti come quello delle fate di Cottingley, con le giovanissime sorelle Wright fotografate tra il 1917 e il 1920 in palesi montaggi insieme a fatine alate, disegnate secondo il gusto dell’epoca. Conan Doyle si giocò una grossa fetta di credibilità dedicando loro il saggio Il ritorno delle fate (The Coming of the Fairies, 1922).

Per lungo tempo si è ritenuto che la passione dello scrittore verso l’irrazionale e per lo spiritismo in particolare fosse maturato in seguito al trauma della perdita del figlio, ferito in guerra nel 1916 e morto di polmonite un anno dopo. Ma la recente scoperta di un taccuino nel quale annotò i suoi primi contatti con medium e fenomeni medianici dimostra ora come tale interesse, mai prima documentato, trovasse inizio già trent’anni prima.

Arthur Conan Doyle era medico a Portsmouth quando assistette alla sua prima seduta nel 1897, nello stesso anno in cui pubblicava Uno studio in rosso (A Study in Scarlet), prima storia del ciclo di Sherlock Holmes. Dopo aver visto il medium parlare con voci differenti, e il tavolino muoversi nel comunicare I messaggi degli “spiriti”, il trentottenne dottore scrive di aver assistito a “una nuova rivelazione” per l’umanità, in cui la religione si era resa “cosa concreta” e non soltanto più “materia di fede.”

Nel 1887, ancora, Conan Doyle prende nota di essersi recato a casa di un paziente a Portsmouth, e di essersi unito a un gruppo di persone nervosamente sedute attorno a una tavola da pranzo nella speranza di contattare il mondo degli spiriti. Attesero per una mezz’ora prima che il tavolo prendesse a muoversi di scatto, battendo parole in un'elementare sorta di codice Morse: “andate troppo lentamente; quanto tempo ci state mettendo?”
Alla sessione successiva, qualche giorno più tardi, la temperatura si abbassò precipitosamente e una delle signore “divenne gelida, provando la sensazione come di una mano che le battesse leggera sul palmo, e con la netta impressione che ci fosse qualcuno alle sue spalle.” Prosegue quindi l’annotazione: “su ordine degli spiriti, interrompemmo la seduta.”

Le note, che coprono un periodo dal 1885 all ‘89, sono appena state pubblicate in una nuova biografia dal titolo Conan Doyle: The Man Who Created Sherlock Holmes, scritta dall’inglese Andrew Lycett che ha rintracciato il documento negli Stati Uniti. Le carte private dell’autore, prima gelosamente conservate dalla famiglia, erano state battute all’asta da Christie’s, a Londra nel 2004.

“Queste note mi hanno aiutato a comprendere ciò che considero l’enigma centrale della sua vita,” dichiara Lycett al Times nel presentare il proprio libro. “Ovvero come un esperto medico, creatore di una tal epitome di detective basato sulla razionalità, fosse così ossessionato dal soprannaturale da diventare, dopo la Prima Guerra Mondiale, uno dei principali promotori dello spiritualismo.”

Per contro, il personaggio di Sherlock Holmes appare piuttosto scettico verso il paranormale. Oltre a smascherare il tutt’altro che innaturale Mastino dei Baskerville (The Hound of the Baskervilles, 1902), ne Il vampiro del Sussex (The Adventure of the Sussex Vampire, 1924), solo altro episodio di tono vagamente fantastico nella serie, trovandosi ad affrontare un apparente caso di vampirismo Holmes liquida così la faccenda: “Ha ragione, Watson. E’ una leggenda citata in uno di questi riferimenti. Ma dobbiamo davvero prestare attenzione a simili cose? Siamo gente con i piedi per terra, e così dobbiamo restare. Il mondo è già abbastanza grande per noi. Non c’è bisogno che ci si mettano anche i fantasmi.”

Educato presso i gesuiti sia nell’infanzia che al college, Arthur Ignatius Conan Doyle, questo il nome completo, rifiutò il cattolicesimo professandosi agnostico fin dal 1875. Rimase tuttavia sempre affascinato dall’idea del sovrannaturale, come testimoniano i suoi racconti dell’orrore che iniziò a scrivere ben prima di avvicinare lo spiritismo. Il capitano della Stella Polare (The Captain of the ‘Polestar’) risale infatti al 1883, per citare una sua delle sue storie fantastiche più note.

L’eperienza delle sedute medianiche lo avrebbe liberato dai propri dubbi, conclude il biografo Andrew Lycett: “Guardava allo spiritualismo come a un’esperienza scientifica o, perlomeno, come a una naturale estensione della scienza.”

2 commenti:

Tommaso Percivale ha detto...

Bel pezzo, scritto bene e ben documentato.

A proposito delle fate di Cottingley non erano fotomontaggi ma veri e propri disegni ritagliati e appiccicati a bastoncini. In effetti buona parte della fama delle ragazze derivo' proprio dalle autorevoli certificazioni che non si trattava di elaborazioni dell'immagine.
Inoltre siamo venuti a sapere la verita' solo perche' una delle sorelle, in punto di morte, ha rivelato il segreto.

Avrei aggiunto qualcosa sulla Societa' Teosofica e sulla nota truffatrice Madame Blavatski ma so che le tieni in serbo per un futuro post :)

Andrea Bonazzi ha detto...

Naa... Conosco abbastanza l'italiano, e un po' di inglese lo so, ma il serbo è una lingua che non conosco proprio... Niente post in serbo.