sabato 19 luglio 2008

Hellboy contro Il Campione Eterno


Estate: tempo di massimo disimpegno e minimo dello sforzo; periodo buono per riciclare e riadattare in questa sede quel che nasce in realtà come semplice e oziosa considerazione postata sul forum de La Tela Nera, a seguito della recensione di Hellboy II: The Golden Army dell’amico Elvezio Sciallis .

Resta migliore, di certo, il primo Hellboy (2004) in tutto il suo più articolato e cupo goticismo weird, ma pure in questo caso ci si ritrova davanti a un film che varrà la pena di rivedere e conservare nel tempo.

La pellicola d’esordio partiva dalle origini, con maggiormente complessa storia e, soprattutto, con un proprio immaginario dominato dall’horror cosmico lovecraftiano e atmosfere da vecchio pulp. Qui, già tutto ben definito in partenza, si passa a giocare un sincretismo tra mito, folclore e fiaba mediato da decenni di comics e letteratura popolare. Il gioco del rappresentare sulla scena, assai più che del semplice citare o prendere a modello, da H.P. Lovecraft e il Weird Tale passa qui alle radici più fantasy dei due autori del soggetto.

In una galleria ancora una volta memorabile di creature e design, Guillermo Del Toro innesta fra i suoi riferimenti anche qualcosa di Lord Dunsany, sapendo di trovare chi riconosce e apprezzerà la cosa. Qualcuno fra noi, per esempio, si ricorda di Bethmoora?!

Michael Moorcock è poi una delle confessate letture giovanili del regista, mentre Mike Mignola a suo tempo pure aveva realizzato gli albi a fumetti di The Chronicles of Corum (1987). Eccoci quindi a trovare una figura di tormentato antagonista splendidamente costruita sulla fusione di un paio fra i principali eroi moorcockiani, fermandosi giusto qualche passo prima di sconfinare nel copyright.

Nel Principe Nuada del film si ritrova certamente Elric: l’(anti)eroe albino per eccellenza riconoscibile in tutta la tipica iconografia, persino in certa foggia di costumi per come disegnati da Rodney Matthews e altri in decenni di illustrazioni e copertine. Mancava solo impugnasse una “spada lunga,” nemmeno necessariamente nera, e non sarebbero bastati occhiaie, sfumature in giallo, rossetto livido e disegnini in faccia per non passare dritti dall’omaggio al plagio. E poi c’è Corum... che in pratica “è” lo stesso mitico Nuada.

Nuada o Nudd “dalla mano d’argento” appartiene alla mitologia celtica principalmente irlandese: divinità marina col nome latinizzato in Nodens ed eroe epico-mitico dei Tuatha Dé Danann, opportunamente fuori dirittto d’autore da un buon millennio e mezzo almeno. Tra parentesi, come deità s’è intrufolato persino nella pseudomitologia lovecraftiana: Nodens “signore del grande abisso” (ma per i gaeli abisso in senso letterale di profondità del mare) ci arrivò attraverso il celtismo gallese di Arthur Machen, rappresentando nelle fantasie “dunsaniane” di Lovecraft uno degli antichi dei primigeni della Terra, indifferenti o forse non ostili (Nodens soccorre incidentalmente Randolph Carter in Alla ricerca del misterioso Kadath).

Dunque, con tutta la leggenda connessa il Nuada originale celtico si identifica in Corum Jhaelen Irsei, in due cicli di tre romanzi ciascuno nei quali lo scrittore inglese riprende a vari gradi dapprima le caratteristiche dell’eroe mitico, quindi le storie medesime del ciclo epico-leggendario d’Irlanda (in Italia i primi tre sono apparsi nella collana Delta di Sugar come Il signore del caos, 1973; La regina delle spade, ancora ‘73, e Gli dei perduti, 1974. Il secondo ciclo è raccolto ne Le cronache di Corum, Mondadori 1990). Corum/Nuada è ritratto come una specie di figura elfica, con sei dita, una mano d’argento e l’occhio artificiale da copione. Guardacaso, lui pure ha i capelli bianco-argentei e, classica spada a parte, talora è armato di lancia.

L’intreccio d’icone Nuada/Corum/Elric è piuttosto palese. Anche Elric evoca elementali contro i suoi avversari (Corum richiama invece da un “limbo” gli ultimi antagonisti uccisi). Nel film, il Principe Nuada dalla Lancia d’Argento ricorda Elric di Melniboné pure nell’aura “maledetta” di uccisore di parenti e usurpatore del trono di famiglia.

Elric, Corum e gli altri protagonisti della narrativa fantastica di Moorcock rappresentano in realtà un solo “Campione Eterno,” unico provvidenziale eroe che si manifesta sui diversi piani di un “multiverso” d’infiniti mondi paralleli, equilibrando una bilancia cosmica in perenne bilico tra Ordine e Caos.

Insomma, in Hellboy II l’ispirazione a tali figure piuttosto che limitarsi all’omaggio va quanto più vicino possibile a una messa in scena per immagini. Ma troppe volte, in precedenza, si era persa occasione di basare un vero e proprio film su Elric: da cinque anni i diritti sono in mano alla Universal, che continua tuttavia a nicchiare. La produzione, presa a cuore dai fratelli Weitz, parve avviarsi nel 2005 per poi finire in nulla. Affidato probabilmente al solo Chris Weitz, il quale ha diretto nel frattempo La bussola d’oro, il progetto è rimandato in apparenza al 2010 sempre che, a questo punto, non vada definitivamente accantonato. Prima o poi, in un modo o nell'altro, un simile e “storico” personaggio sul grande schermo doveva pur finirci.

Tornando a Hellboy II: The Golden Army, lo si potrebbe definire come un lussuoso volume illustrato, da conservarsi stretto, e poco male se qualche pagina non sarà altrettanto ben riuscita delle altre. Sperando, infine, che il Rosso non faccia prossimamente la fine imborghesita di uno Shrek ridotto a stressato padre di famiglia.


4 commenti:

mariano ha detto...

mi sono annoiato come una bestia, sbadigliavo...vedevo gilliam, illustrazione fantastica memorabile, ma ma ma tanta noia e un plot drammatico da soap. altro che primo hellboy.
e poi sto mito del buon freak che del toro mette ovunque è davvero pesta.
altro punto ma perchè un elfo combatte con il wire work del kung fu hong konghese ;)? che palle.

Davide ha detto...

Confesso: il cretino che si è messo a ridere forte, nel buio della sala, quando ha sentito citare Bethmoora sono io.
Ma il cinema era semideserto, e quindi non mi sono beccato le occhiate strane di quando avevo fatto lo stesso, su Kill Bill, sentendo menzionare Hattori Hanzo.

Il film non mi è dispiaciuto.
Niente nazisti, ahimé, e questo fa mille punti in meno.
Ed il povero Abe, come osserva Roger Ebert, sembra C3PO innamorato. Triste.
Ma nel complesso, tre euro spesi bene.

Mi inquieta solo il sentore di un apocalittico terzo episodio in arrivo.
del Toro apocalittico forse non riuscirei a tollerarlo.

Sul film di Elric - andava fatto venticinque anni fa, con David Bowie come protagonista (cfr illustrazioni Chris Achilleos).

Massimo ha detto...

In effetti, a questo punto sarebbe stato bello avere Del Toro a dirigere il film di Elric...

>Davide
I cretini in Kill Bill erano due (idem per aver riconosciuto in Hattori Sonny Chiba o la ghigliottina volante)... Serata imbarazzante.

Andrea Bonazzi ha detto...

Eh... prima Guglielmino ha da portarci alle Montagne della Follia. Sempre che non esca cotto & omologato dai due tranci di Hobbit.