mercoledì 17 settembre 2008

Max Ernst, paesaggi fantastici



Non appare necessario presentare Max Ernst, o approfondirne gli argomenti. Forse può risultare in qualche modo irriverente, invece, presentare una delle colonne portanti del surrealismo come se si trattasse di “semplice” illustrazione fantastica. Ma è questione di sfumature, di convenzioni e di etichette incollate sopra per l’archivio.

Certo guardando da qui, dal basso di chi vede e legge il fantastico, certi dipinti come L’occhio del silenzio (1943-44) non possono sfuggire a un confronto con le architetture non euclidee di una lovecraftiana R’lyeh riemersa di fresco dalle alghe del Pacifico. Certi paesaggi irreali assomigliano piuttosto alle realtà d’altri mondi, per come immaginati nell’ultimo secolo su pagine e copertine più o meno popolari. Architetture quasi biologiche, paesaggi alieni come nelle storie di un qualche vecchio Weird Tales. Altrove, strutture e creature grottesche, come sfuggite da un trittico fiammingo per far visita ai futuri colleghi del Novecento sul fronte d’un qualche tascabile horror/fantasy.

Insomma, se è ben lecito cercare un ideale d’arte nell’illustrazione fantastica, qualche volta il percorso può anche essere inverso. Al massimo, qualche storico dell’arte avrà un po’ da mugugnare per l’approccio.

Una guida alle gallerie che ospitano le opere di Max Ernst si trova in rete su ArtCyclopedia.

4 commenti:

mariano ha detto...

ma che mugugni d'Egitto, qui ci troviamo di fronte al potere dell'immaginario e dell'incubo di creare arte...meglio report da zone sconosciute del cervello.
grazie bonazzi che vedi Oltre.

M

Luigi Acerbi ha detto...

L'Ange du foyer è d'accordo. ;)

Andrea Bonazzi ha detto...

:-D un avatar, una garanzia!

galerius ha detto...

Max Ernst !
Un nome che non mi è venuto, quando cercavo parentele artistiche per Thole, e al quale avrei dovuto invece pensare per primo.
Mondi sconosciuti ma vagamente familiari ( visti in sogno, magari... ), pomeriggi eterni ; un poeta dell'Ineffabile.