martedì 30 settembre 2008

The Mist, finalmente la nebbia


Meglio tardi che mai, o piuttosto meglio tardi al cinema che direttamente e ancor dopo sugli scaffali del mercato home video. Finalmente in Italia, dal 10 ottobre nelle sale, uno dei pochissimi veri e validi film weird horror degli ultimi anni. Horror autentico, per quanto lontano dai sanguigni stereotipi d’effetto e sensazione del cinema adolescenziale di genere, e ancor più remoto dai blockbusters formato famiglia tipo Guerra dei mondi e Indipendence Day cui la nostra distribuzione fa appello a pur lecito scopo promozionale. Pienamente weird, infine, come di rado si ha modo di vedere sullo schermo, veicolando momenti di “orrore cosmico” che giustificano l’esistenza stessa del termine “lovecraftiano,” quell’equilibrio perduto tra spiazzante terrore e senso del meraviglioso di fronte al rivelarsi della reale, precaria posizione umana nel più ampio schema delle cose.

Non ha molto senso tornare a fare recensioni a un anno di distanza dalle molte già apparse anche in italiano in rete, e in questo senso si rimanda con ampia condivisione a quanto allora scritto da Elvezio Sciallis su CinemaHorror.it.

Il film è notoriamente tratto da La nebbia (The Mist, 1985), uno dei racconti di Stephen King più prossimo alla fantascienza horror di H.P. Lovecraft per soggetto e visione di fondo, anche se non nella consueta centralità e psicologia dei personaggi così tipica dell’autore di Bangor quanto assente dalle scelte stilistiche del Gentiluomo di Providence. Pure, nella trasposizione cinematografica di Frank Darabont si avverte più efficace sostanza che non nel racconto stesso, per quanto seguito fedelmente sin nei dialoghi. Veterano nell’adattare King sul grande schermo, il regista è puntuale nel mantenerne ogni punto saliente quanto discreto nel porre in miglior equilibrio il tutto. Del tutto personale è il finale rispetto a quello in sospeso dell’originale kinghiano: una doppia, nerissima conclusione che deve aver mandato di traverso il popcorn al pubblico medio americano, così contribuendo allo scarso successo commerciale in patria.

L’irruzione massiccia di un mondo “altro” nella quotidiana realtà; il microcosmo umano sotto il duplice assedio delle proprie paure e di un’indefinita minaccia esterna; sequenze memorabili musicalmente scandite nel canto estraniante di The Host of Seraphim dei Dead Can Dance, sino all’immagine culminante a fiato sospeso tra sense of wonder e awe, abusando di termini cari al fantastico anglosassone: meraviglia e paralizzante timor reverenziale di fronte all’immane che, pur sovrastandoci, ci ignora.

Non bastassero questi elementi a catalizzare l’attenzione degli appassionati, non manca una delle più efficaci gallerie di mostri della filmografia recente. Creature d’ogni aspetto, ben che forse non sempre imprevedibili: alienità mostrate talora nel dettaglio in tutta l’orribile familiarità di ricombinate forme, orride in quanto riconoscibili ma devianti in una perversione del noto; mostruosità appena intraviste e, ancora, immensi leviatani taglia King-size (perdonando il pessimo spirito sul nome dello scrittore).
Proprio le creature di The Mist sono frutto di un’opera di concep-art affidata alle matite del sempre straordinario Bernie Wrightson, sessantenne veterano dell’illustrazione e del fumetto horror, creatore fra l’altro di Swamp Thing, la “Cosa della palude” per DC Comics. Sempre a suo agio nell’umorismo nero come nella resa visuale del terribile, Wrightson ha firmato la lunga serie di schizzi e disegni preparatori che hanno fornito definizione e vita alle creature digitali del film. Uno spettacolare album da disegno in cui si alternano tratti veloci, annotazioni e rese incisive sino al particolare. Un portfolio in buona parte condiviso, da qualche tempo e in riproduzioni di buon formato, nella sezione Film Concept Art sul sito ufficiale dell’artista, wrightsonart.com.

In sostanza, per kinghiani e lovecraftiani, sostenitori che siano di un horror più o meno antropocentrico, psicologico o weird, l’uscita italiana di The Mist – La nebbia rappresenta un buon momento per riconciliarsi con certo cinema di genere.



3 commenti:

Andrea ha detto...

Grazie Andrea!
Ti ho segnalato su CUS: http://comicus.forumfree.org/index.php?&showtopic=49513&view=findpost&p=1726394

Tuo doppelganger...

Andrea

Anonimo ha detto...

bella recensione, grazie Andrea!

Andrea Bonazzi ha detto...

:-)