venerdì 7 novembre 2008

Qualcosa di Frank Belknap Long


“[...] Frank Belknap Long, dunque, è il nostro poeta nuovo—nello scrivere poemi che avrebbero potuto essere firmati dai più grandi fra gli elisabettiani minori, con uno almeno, «The Marriage of Sir John de Mandeville,» degno di un Christopher Marlowe. Per Long, l’orribilità della vita come si può trovare nelle moderne città cessa di esistere, ma nel suo rifiuto del realismo per come lo vedono i suoi contemporanei c’è una strada risplendente verso più raffinate cose, e verso lo slancio misericordioso che muta in permanenza ogni poesia tragica e maggiore”.

Questa la conclusione, decisamente generosa, della breve prefazione scritta da Samuel Loveman per A Man From Genoa and Other Poems (The Recluse Press, 1926), libro desordio e prima raccolta di poesie di un allora venticinquenne Frank Belknap Long. Giovane promessa nel circuito letterario del giornalismo amatoriale, già Howard Phlillips Lovecraft ne aveva tessuto le lodi in un articolo del 1924 per la United Amateur Press Association, apparso senza firma per evitare forse accuse di parzialità, vista la nota e stretta amicizia fra i due iniziata per via epistolare tre anni prima.

Sempre il gentiluomo di Providence assisterà Robert H. Barlow, nel corso di una lunga visita in Florida, nella composizione e stampa – riaggiustandone qui e là la metrica – di The Goblin Tower (Dragon-Fly Press, 1935), una minuscola edizione “a sorpresa” che andava a riunire i più recenti versi. Compresi quelli apparsi su rivista, innanzi tutto su Weird Tales del quale Long fu tra i primi contributori per la poesia fantastica, con una dozzina di titoli pubblicati fra il 1925 e il ’38.

Sognante esotismo e un senso del meraviglioso spesso proiettato in cornice storica, partendo dalle atmosfere rinascimentali o elisabettiane dei suoi poemi maggiori, costituiscono i temi portanti nella versificazione di Belknap Long, assai più che l’horror o le fantasie cosmiche comuni ad amici e colleghi quali Clark Ashton Smith, Donald Wandrei o lo stesso Lovecraft.

Ma si tratta di una produzione poetica destinata a limitasi, in linea di massima, agli anni giovanili: lo scrittore newyorkese prenderà in seguito altre strade, specialmente dedicandosi alla fantascienza dopo gli anni 30, in una lunga e intensa carriera come autore di romanzi, racconti e saggi, benché non particolarmente fortunata, attraverso l’intera storia della letteratura fantastica americana del suo secolo, per spegnersi novantatreenne nel 1994.

Un’edizione leggermente variata di The Goblin Tower (The New Collectors Group, 1949) viene riproposta a oltre un decennio di distanza, e solo nel 1977 vedrà la stampa In Mayan Splendor, un volume Arkham House che riunisce i contenuti dei due precedenti, splendidamente illustrato da Stephen E. Fabian. A un anno dalla scomparsa, il resto delle poesie sparse o ancora inedite di Long viene infine recuperato, ancora dalla più piccola editoria specialistica, nel fascicolo The Darkling Tide: Previously Uncollected Poetry (Tsathoggua Press, 1995).

Di Frank Belknap Long resta nota in Italia la sola principale narrativa, dal più celebre I segugi di Tindalos in poi. Solamente tre delle sue poesie risultano tradotte e non facilmente reperibili nell'ambito delle fanzines specializzate, tutte e tre pubblicate sulle pagine di Yorick Fantasy Magazine nel corso di una dozzina danni: Mistiche bestie di Sibilla sul numero 8/9 del 1989, L’altra Innsmouth (Innsmouth Revisited) sul n. 30/31 del 2000 e Nello splendore dei Maya (In Mayan Splendor), nel n. 32/33 del 2002.

A seguito, un esempio della poesia di Long in scelta e versione personali come di consueto, a concludere quel che vuol essere appena rapido sguardo verso un aspetto quasi del tutto trascurato, almeno qui, della letteratura weird e del fantastico.



The Horror on Dagoth Wold di Frank Belknap Long, in Weird Tales, febbraio 1930. Traduzione di Andrea Bonazzi.

1 commento:

Pietrobaldus ha detto...

Eccellente post e ottima traduzione, complimenti!

FBL andrebbe “rispolverato” di tanto in tanto… E’ uno dei pochi scrittori che oggi, senza più nessuna remora, può essere annoverato tra i Classici del Fantastico e assurgere a rango di Maestro. Prolifico ed eclettico, ha saputo ritagliarsi un suo spazio in ogni campo della narrativa non-mimetica, calcando (e spesso dominando) la scena per oltre 70 anni, scrivendo e facendo la storia della letteratura di genere. A discapito di questo, oggi purtroppo il suo nome resta poco conosciuto dalla maggioranza dei lettori moderni, poco avvezzi a scegliere la qualità e più propensi a seguire falsi idoli, e il suo nome sarebbe già finito nell’oblìo se non fosse stato tenuto a galla sulla scìa dell’amicizia, personale ed epistolare, che ebbe con Lovecraft… Un destino inglorioso, e ingiusto (negli anni della sua vecchiaia, trascorsi in estrema povertà, entrò anche per questo nel baratro della depressione e della demenza senile, da cui mai più si riebbe). A parte i suoi racconti pubblicati su “Weird Tales”, che da soli riempiono uno scrigno che bisognerebbe riaprire, le sue storie di strana fantascienza (o romantic-weird mi verrebbe da dire), un meraviglioso mix di pathos scientifico, umanesimo e cosmicismo, hanno riempito le pagine di quasi tutti i più importanti pulp-magazines dell’epoca d’Oro: Astounding, Planet Stories, Startling Stories, Fantastic Adventures, Unknown Worlds, Wonder Stories, Comet, Thrilling Wonder Stories, e tanti altri… Ci sono dei veri gioielli spersi e dimenticati in quelle vecchie riviste che hanno titoli evocativi come “Spawn of the Further Dark”, “In the Lair of the Space Monsters”, “The Mercurian”, “Giant in the Forest”, “The Man the Martians Made”, “The Shadow Dwellers”, “The Stellar Vampires”, “The Plague from Tomorrow”, “Prisoners in Flat Land”, “The Dweller in Outer Darkness”, “The Black Vortex”, “The Lichen from Eros”, “Invaders from the Outer Suns”, ecc. ecc. Tutti piccoli classici che ancora oggi restano “uncollected”.
In Italia, come hai giustamente fatto notare, di Long sono noti unicamente i racconti principali, soprattutto quelli scritti sul solco dei lovecraftiani Miti di Cthulhu, anche se c’è da dirsi che le traduzioni, a parte i due o tre racconti resi dalla mitica Rambelli, o quell’unicum di Ganzini per Longanesi (lo stupendo “Il mostruoso esperimento di Arthur St. Amand”, forse il racconto che più di tutti mi ha fatto amare l’intero genere weird) sono piuttosto pedestri e non rendono nessuna giustizia alla grandezza dello scrittore. Si salva, forse, la raccolta della vecchia Siad, I SEGUGI DI TINDALOS, ma questa è ora un pezzo d’antiquariato introvabile. Più agevole risulta trovare i due Urania che si sono divisi la raccolta “The Rim of the Unknown”, la sua seconda antologia targata Arkham House, ma è qui bisognerebbe gridare allo scandalo! Le traduzioni infatti sono uno scempio, un crimine assoluto. Reo l’incompetente tizio (che non voglio neppure nominare, e che per fortuna è poi sparito dalla scena, speriamo annichilito dai “mangiatori” dimensionali inviati dall’altrove da Long… giustizia sarebbe fatta!) il quale ha completamente stravolto e rovinato il senso e la poesia di quei racconti, rendendoli dei pasticci senza capo ne coda, per di più viziati da errori, sgrammaticature, e da un Italiano che si stenta a riconoscere come tale! Per me questa raccolta di FBL è come se fosse ancora inedita da noi. E capisco che chi vi si accosta non venga poi invogliato ad approfondire la sua conoscenza dell’autore…
Speriamo che qualcuno di buona volontà prima o poi ponga rimedio all’attuale situazione italiana in riguardo a Frank B. Long. So che per i Classici di Urania era stata preparata, circa un decennio fa, una nuova traduzione integrale di “The Horror from the Hill”, arricchita da un ricco apparato critico e bibliografico a cura di G. de Turris. Io ero stato invitato a collaborare alla cosa, e avevo partecipato inviando alcuni pezzi inediti (come il tributo scritto da Lovecraft, "The Work of Frank Belknap Long, Jr.") e una completa bibliografia commentata dei lavori dell’autore. Ma a tutt’oggi non se n’è fatto ancora nulla, e ahinoi quella nuova traduzione ancora langue negli archivi di Mondadori…
Non parliamo poi della situazione riguardo alla poesia, che anche in patria si trova affidata oggi a vecchie e introvabili edizioni in tiratura limitata, o a pamphlet pubblicati amatorialmente, tipo “The Darkling Tide” della defunta Tsathoggua Press… (“L’altra Innsmouth”, bellissimo poem lovecraftiano che descrive un incontro nell’“aldilà” tra FBL e il suo mentore Lovecraft - e che apre a ulteriori, insospettate ipotesi dimensionali oltre la vita e la morte - l’avevo reso in italiano riprendendolo da questa pubblicazione).
Chiudo con una curiosità: “Nello splendore dei Maya”, l’altra poesia di FBL disponibile in italiano, l’amico Massimo Tassi l’aveva tradotta a casa mia, un giorno di non-ricordo-più-quanti-anni-fa in cui era mio ospite e, per passare la notte, aveva preso in lettura dalla mia libreria la mia copia di THE MAYAN SPLENDOR, attirato dalla sua elegante e suggestiva copertina in giallo e nero. Da buon appassionato di archeologia e miti, la poesia l’aveva colpito e così aveva deciso di tradurla. La mattina dopo lo trovai allo scrittoio con libro e penna in mano; la traduzione era fatta, ma non era ancora rifinita perché alcuni passaggi, così mi disse, erano piuttosto ostici da tradurre, e c’era qualche parola che avrebbe voluto controllare meglio. Evidentemente deve aver risolto una volta tornato a casa, perché la poesia l’ha poi pubblicata…

Complimenti ancora per questo eccellente post!

PG