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mercoledì 9 luglio 2025

Stefan Grabiński: Racconti spettrali

Racconti spettrali di Stefan Grabiński - foto


I am finally leafing through the pages of Racconti spettrali, a new Italian collection by Stefan Grabiński published by Hypnos Edizioni and edited by Andrea Bonazzi and Pietro Guarriello, including short stories and some biographical writings translated by A. Bonazzi, P. Guarriello, Michols Magnolia, Valentina Mistrangelo, and Melinda Novak.

The stories of Stefan Grabiński, the most important author of the twentieth-century Polish fantastic – eight short stories previously unpublished in Italy, including masterpieces such as “Cień” and “Problemat Czelawy” – return accompanied by two biographical texts by Grabiński himself and a rich introduction by Krzysztof Varga.
If I were asked what characteristic I consider to be the predominant one in my own works, I would answer that it is a great sense of amazement, of wonder at once filled with a reverential awe and reverence for life and its mystery. (Stefan Grabiński)
His themes astonish us – they’re so contemporary, so trendy. Fluid gender identities, the discombobulated subject, schizophrenic time –  all manner of Deleuzian and media-studies-type concerns, laid out overtly, with shattering precision. (China Miéville)

Sto finalmente sfogliando le pagine di Racconti spettrali, una nuova raccolta italiana di Stefan Grabiński pubblicata da Hypnos Edizioni a cura di Andrea Bonazzi e Pietro Guarriello, comprendente racconti e alcuni scritti biografici nelle traduzioni di A. Bonazzi, P. Guarriello, Michols Magnolia, Valentina Mistrangelo e Melinda Novak.

Tornano le storie di Stefan Grabiński, il più importante autore del fantastico polacco del Novecento, otto racconti inediti in Italia, tra cui capolavori come “Le ombre stregate” e “Il problema di Czelawa”, accompagnati da due testi autobiografici dello stesso Grabiński e una ricca introduzione di Krzysztof Varga.
Mi si chiedesse quale caratteristica ritengo sia la predominante nelle mie stesse opere, risponderei che è un grande senso di stupore, di meraviglia al tempo stesso colma di un timor reverenziale e di una venerazione per la vita e il suo mistero. (Stefan Grabiński)
Le sue tematiche ci stupiscono nell’essere così contemporanee, d’orientamento tanto attuale. Fluide identità di genere, lo scombussolamento del soggetto, il tempo schizofrenico – ogni sorta di preoccupazione deleuziana e di ricerca di tipo mediatico – è apertamente esposta, con sconvolgente precisione. (China Miéville)

Contents – Contenuti
L’amante dei fantasmi – Krzysztof Varga (Kochanek upiorów, 2006, tr. Michols Magnolia)
La Masseria del Delirio – Stefan Grabiński (Szalona zagroda, 1909, tr. Melinda Newak, Pietro Guarriello)
Sulla collina delle rose –  Stefan Grabiński (Na wzgórzu róż, 1918, tr. M. Magnolia)
Strabismo – Stefan Grabiński (Zez, 1919, tr. Valentina Mistrangelo, P. Guarriello)
Le ombre stregate – Stefan Grabiński (Cień, 1919, tr. M. Newak, P. Guarriello)
Il macchinista Grot – Stefan Grabiński (Maszynista Grot, 1919, tr. Andrea Bonazzi)
Nello scompartimento – Stefan Grabiński (W przedziale, 1919, tr. A. Bonazzi)
Il problema di Czewala – Stefan Grabiński (Problemat Czelawy, 1920, tr. M. Magnolia)
Proiezioni – Stefan Grabiński (Projekcje, 1920, tr. M. Newak, P. Guarriello)
Dal mio studio. La novella de “Il macchinista Grot”. La storia del racconto - Un contributo alla psicologia della composizione – Stefan Grabiński (Z mojej pracowni. Opowiesc o «Maszyniscie Grocie». Dzieje noweli - przyczynek do psychologji tworzenia, 1920, tr. A. Bonazzi)
Confessioni – Stefan Grabiński (Wyznania, 1926, tr. A. Bonazzi)
Postfazione. Stefan Grabiński: un idealista solitario della narrativa soprannaturale – Pietro Guarriello (2025)

Cover design: Ivo Torello. Info: Edizioni Hypnos.

Racconti spettrali
Stefan Grabiński 
Collana Biblioteca dell’Immaginario, Edizioni Hypnos, 2025
brossura, 248 pagine, €21.90
ISBN 9791282138017


Racconti spettrali - Stefan Grabinski - coverRacconti spettrali- Stefan Grabinski - back cover



domenica 17 luglio 2022

Zothique 11: Speciale Stefan Grabiński


Zothique 11, cover
Two my translations into Italian by Stefan Grabiński, his introductory essay on Fantastic fiction and his 1927 interview to the weekly literary magazine Wiadomości Literackie, are published in the Italian magazine Zothique 11: Rivista di narrativa e cultura fantastica.  Speciale Stefan Grabinski.

The special content of this eleventh issue of Zothique is dedicated to the Polish Poe, Stefan Grabiński (1887-1936), the one and only writer of Weird literature in interwar Poland, author of extraordinary Fantastic tales veined with deadly sensuality and dark symbolism. In these pages, in addition to writings on his figure and works, you will find true rarities published for the first time in Italy, including an essay by him on Fantastic literature and an interview (perhaps the only one) resurfaced from dusty old archives. Not for nothing does this issue boast the collaborations of the author's top Italian specialists.”

Due mie  traduzioni italiane di Stefan Grabiński, il suo saggio introduttivo sulla letteratura fantastica e la sua intervista del 1927 al settimanale letterario Wiadomości Literackie, sono pubblicati su Zothique 11: Rivista di narrativa e cultura fantastica.  Speciale Stefan Grabinski.

Lo speciale di questo undicesimo numero di Zothique è dedicato al Poe polacco, Stefan Grabiński, (1887-1936), unico e solo scrittore di letteratura weird nella Polonia tra le due Guerre, autore di straordinari racconti fantastici venati di sensualità mortifera e di simbolismi oscuri. In queste pagine, oltre a scritti sulla sua figura e sulla sua opera troverete delle vere rarità pubblicate per la prima volta in Italia, tra cui un suo saggio sulla letteratura fantastica e un’intervista (forse l’unica) riemersa da polverosi archivi d’epoca. Non per nulla questo numero si fregia delle collaborazioni dei massimi specialisti italiani dello scrittore.”

Il materiale relativo all’autore comprende:
Vita di Stefan Grabiński: Dalla Polonia alla Fantasia di Michols Magnolia
Il Villaggio Nero di Stefan Grabiński di Obsidian Mirror
Sulla Letteratura Fantastica. Le sue origini e fonti (Introduzione allo studio) di Stefan Grabiński (O twórczości fantastycznej. Jej geneza i źródła. Wstęp do szkicu, 1928, tr. Andrea Bonazzi)  
Intervista di Wiadomości Literackie allautore de Il demone del movimento: Stefan Grabiński, a cura di Emil Janusz Igel (U autora «Demona ruchu»: Stefan Grabiński, 1927, tr. Andrea Bonazzi)
Donne fatali e treni fantasma: Grabiński e il Cinema, di Michols Magnolia
Grabiński in Film: Szamota Mistress e Altre Escursioni, di Paul Kesler (Grabiński on Film: Szamota Mistress and Other Excursions, tr. Pietro Guarriello)
Fumo Infernale, di Stefan Grabiński (Czad, 1919, tr. Mariagrazia Pelaia)
La Masseria del Delirio, di Stefan Grabiński (Szalona zagroda, 1909, tr. Melinda Newak e Pietro Guarriello)

Cover art by Gino Andrea Carosini. Info: Edizioni Dagon Press.

Zothique 11: Rivista di narrativa e cultura fantastica
Speciale Stefan Grabinski
Edizioni Dagon Press, estate 2022
brossura, 174 pagine, €15.00
ISBN 9798838164087


Zothique 11, pagina 51Zothique 11, pagina 59


venerdì 30 novembre 2012

Note a “Il villaggio nero. Racconti fantastici” di Stefan Grabiński


La raccolta Il villaggio nero. Racconti fantastici di Stefan Grabiński che ho tradotto e curato per Edizioni Hypnos è uscita nel novembre del 2012, priva tuttavia – per disguido tecnico – dell’apparato di note man mano compilato in corso d’opera e posto a pié di pagina di diversi racconti, della presentazione di Miéville e della breve bio-bibliografia. Nulla di assolutamente indispensabile: per lo più annotazioni intese a chiarire riferimenti e parole alquanto inusuali per la maggior parte dei lettori, ma anche indicazioni di un utilizzo dell’italiano nel testo originale, fonti di citazione, qualche chiarimento su una dedica e su particolari scelte dell’autore, o della traduzione.

Per questo penso non sia del tutto inutile proporre tali annotazioni qui, “in separata sede” ma pur in qualche modo disponibili alla curiosità dei “pochi ma buoni” interessati alla collezione narrativa, la prima dedicata in italiano a uno scrittore nel nostro Paese ancora largamente sconosciuto.

Le annotazioni corredavano solamente alcuni testi del libro, qui indicati per titolo e nell’ordine dell’Indice. In neretto il termine o la frase a cui la nota fa riferimento.

Guardando i treni che passano, di China Miéville

  • Minerva PressCelebre casa editrice londinese specializzata nel romanzo gotico e sentimentale, attiva tra la fine del Settecento e gli anni 20 del successivo secolo.
  • Il castello d’OtrantoHorace Walpole, The Castle of Otranto, 1764: il capostipite del gotico letterario.
  • Dedalus Book of Polish FantasyA cura di Wiesiek Powaga, The Dedalus Book of Polish Fantasy, 1996: antologia del fantastico in Polonia dal periodo romantico sino al post-comunismo.
  • “Nello scompartimento”“W przedziale”, 1919, non inclusa nel presente volume ma reperibile in italiano nella versione di Andrea Bonazzi su Hypnos #8, Hypnos Edizioni, primavera 2011.
  • The Dark DomainTraduzione e cura di Miroslaw Lipinski, The Dark Domain, 1993, rist. 2005: la prima raccolta in lingua inglese di Grabiński. In seguito appariranno i volumi The Motion Demon, 2005, traduzione di Lipinski dell’originale Demon Ruchu (1919), quindi In Sarah’s House, 2007, nella versione di Wiesiek Powaga, e l’ultimo On the Hill of Roses, 2012, ovvero Na wzgórzu róż (1919), ancora tradotto da Lipinski.

Il demone del movimento
  • TrabucoTipologia di sigaro cubano, grosso e corto.
  • VergnügungsbahnlinienVergnügungsbahn Linien. In tedesco, linee ferroviarie panoramiche, adatte ai viaggi di piacere.

L’engramma di Szatera
  • akashaTermine sanscrito per definire l’etere. Nell’induismo, l’essenza base d’ogni elemento del mondo materiale.

Saturnin Sektor
  • “Non è una bella idea, questa del tempo? Lo hai letto il celebre viaggio di quel noto scrittore inglese?”Herbert George Wells, La macchina del tempo (The Time Machine), pubblicato nel 1895.

Il villaggio nero
  • kilimTappeti orientali decorati e lisci, realizzati a tessitura piana anziché annodati secondo la consueta lavorazione.
  • burnusAmpio e lungo mantello delle popolazioni arabo-berbere, spesso munito di cappuccio.

Lo sguardo
  • sumakTappeto orientale a tessuto piatto, realizzato con particolare tecnica che intreccia sull’ordito i fili colorati della trama.
  • spongia vulgarisDenominazione latina in realtà legata all’uso medico della Phylum Porifera, la spugna di mare.
  • idreGenere di animali pluricellulari a simmetria radiale, generalmente acquatici, compresi nella tipologia dei celenterati nominati poco oltre.
  • iperestesiaEccitabilità esagerata sia nella sensibilità tattile, termica o dolorifica che in quella specifica di olfatto, udito e vista.

L’amante di Szamota
  • Genesi 2:22-24 [citazione] – La Bibbia, Versione Riveduta di Giovanni Luzzi, 1927.
  • Policleto (Argo, 480 a.C. – 420-410 a.C.), scultore e bronzista, una delle massime figure della scultura greca del periodo classico.
  • Juno stolata Latino per “Giunone stolata”. Nell’antica Roma, la stola è l’abito lungo e pieghettato che ogni onorabile matrona indossa sulla tunica, da qui “mulier stolata” a indicare la donna romana nell’eccellenza delle sue migliori qualità.
  • giallo anticoIn italiano nel testo, nome di una pregiata varietà di marmo ornamentale color giallo.
  • Odi Profanum VulgusQuinto Orazio Flacco, Odi, III, 1,1: “Odi profanum vulgus, et arceo” (Odio il volgo ignorante, e me ne tengo lontano).
  • Trabucovedi nota [ne “Il demone del movimento”].
  • carissima!In italiano nel testo.

A casa di Sara
  • un casto Giuseppe!La Sacra Bibbia, Genesi 39:6-20. Schiavo in Egitto, il patriarca Giuseppe resiste ai tentativi di seduzione della moglie del suo padrone Putifarre.
  • une femme charmanteIn francese nel testo: “una donna di fascino”.
  • Villa TofanaIl riferimento implicito è alla figura di Giulia Tofana, o Toffana, giustiziata a Roma nel 1659 come avvelenatrice e per aver fornito un veleno, la cosiddetta “acqua tofana”, ad altre donne che come lei l’avrebbero usato per rendersi vedove.
  • dervisciMistici e asceti nelle confraternite islamiche Sufi, fra le cui pratiche c’è la ricerca dell’estasi attraverso una vorticosa danza roteante.
  • – [Primo Libro dei Re, citazione] – La Sacra Bibbia, I Libro dei Re 1:7-8, versione italiana dalla “editio princeps” CEI, 1971.
  • – [Libro di Tobia, prima citazione] – La Sacra Bibbia, Tobia 3:7-8, dalla “editio princeps” CEI, 1971.
  • – [Libro di Tobia, seconda citazione] – La Sacra Bibbia, Tobia 6:10-18, dalla “editio princeps” CEI, 1971, con le stesse omissioni praticate nel testo da Grabiński.

Il Bianco Lemure
  • Dedicato a Józef JedliczJózef Jedlicz, pseudonimo di Józef Kapuścieński (1878-1955), autore e giornalista polacco. Amico di Grabiński, scrisse per lui una prefazione alla seconda edizione 1922 della raccolta Demon Ruchu.
  • San FlorianoFloriano di Lorch, soldato romano, martire il 4 maggio del 304. Secondo tradizione, spense miracolosamente l’incendio di una casa. In molti paesi è protettore di chi affronta i rischi del fuoco, come gli spazzacamini per la combustione improvvisa dei residui di carbone.
  • Bianco Lemure!Bialy Wyrak nel testo originale. Il termine wyrak indica in polacco un tipo di primate notturno dello stesso genere del lemure, compreso il tarsio e il loris, ma viene oggi applicato in zoologia alla sola famiglia dei tarsi. L’elusivo animale deve ovviamente il nome ai lemures degli antichi romani, le ombre o spiriti notturni e malevoli dei morti.

La storia del becchino
  • FoscaraLocalità di fantasia. L’autore visiterà l’Italia soltanto nell’estate del 1927, cinque anni dopo la pubblicazione del racconto, vedendo Roma e trattenendosi a Venezia.
  • Satanae opus turpissimum, seu coemeterii Foscarae, regia urbis profana violatio“De le turpissime opre di Satana, ovvero in profana violazione del cimitero della regia città di Foscara”. In corretto latino: De turpissimis operis Sathanae seu coemeterii Foscarae regia urbis profana violatio.
  • FalernoCelebre vino dell’antichità classica, prodotto nell’Agro Falerno, l’odierna Campania settentrionale. Nell’uso letterario, sinonimo di vino prelibato.
  • lazzaroneIn italiano nel testo.
  • mulino della setaImpianto preindustriale per la torcitura del filo di seta, dal sec. XIV su grandi filatoi mossi da ruota idraulica.
  • studi anatomici; un certo anziano professore di PadovaIl più antico “teatro anatomico” stabile al mondo, per le lezioni di anatomia tramite la dissezione di cadaveri, fu istituito presso l’Università di Padova ma soltanto nel 1594.
  • gli strumenti dei loro antenatiOltre che a definire (in una delle possibili accezioni) gli “antenati”, il termine polacco dziady adoperato nel testo originale indica anche la cosiddetta “veglia degli antenati”: un antico rito popolare degli slavi e i baltici derivato da tradizioni slave pre-cristiane, consistente nel raccogliere le persone per entrare in contatto con le anime dei morti e conquistarsene il favore.

La vendetta degli elementali
  • donnerstagIl giovedì in tedesco, letteralmente “giorno di Donar”, il “dio del tuono” come appellativo di Thor.
  • thursdayIl giovedì in inglese, dall’anglosassone Þunresdæg, “giorno di Thunor” ovvero Thor, il “dio del tuono”.
  • giovedì, jueves e jeudiIl giovedì citato nel testo rispettivamente in italiano, francese e spagnolo, tutte lingue neolatine.
  • AvventoNel calendario liturgico, le quattro settimane di raccoglimento che preludono al Natale.

Nota bio-bibliografica
  • Karol Irzykowski (1873-1944), scrittore polacco, critico letterario e cinematografico. Membro dell’Accademia delle Lettere, tenne rubriche alla radio e sulla Rocznik Literacki. Irzykowski promosse l’opera di Grabiński e fu determinante nel fargli ottenere il premio letterario di Leopoli nel 1931.
  • Enrico Damiani (1892-1953). Slavista, critico e traduttore, fu professore universitario a Roma e Napoli e docente di letteratura italiana all’Università di Sofia.
  • I narratori della Polonia d’oggiEnrico Damiani, I narratori della Polonia d’oggi, Piccola biblioteca slava III, Istituto per l’Europa Orientale, Roma, s.d. [1928].
  • Hypnos #8, Hypnos Edizioni, primavera 2011, comprendente il saggio introduttivo di Andrea Bonazzi “Stefan Grabiński. Lunga amnesia italiana per un grande autore del fantastico”.

venerdì 23 novembre 2012

Il villaggio nero. Racconti fantastici di Stefan Grabiński


Il villaggio nero. Racconti fantastici, 2012, copertinacopertina interna di Gino Andrea Carosini

I finally have the book in my hands... The first collection by Stefan Grabiński in Italy, that I edited and translated, was published in November, 2012.

“Il villaggio nero presenta per la prima volta al pubblico italiano Stefan Grabiński, definito dal critico Karol Irzykowski “il Poe Polacco”, ed elogiato da autori del calibro di Thomas Ligotti, Stanislaw Lem e China Miéville. Il volume comprende dodici tra i suoi migliori racconti, scritti tra il 1919 e il 1924”.

Il villaggio nero. Racconti fantastici di Stefan Grabiński. Traduzione e cura di Andrea Bonazzi, con una introduzione di China Miéville e un’intervento di MariaVittoria Ghirardi, copertina interna di Gino Andrea Carosini. Collana “Biblioteca dell’Immaginario” n. 6, Edizioni Hypnos, Milano 2012.

“Per convenienza, il Gotico si rifiuta di morire. L’armamentario di gran parte della narrativa horror contemporanea – le tempeste, i cimiteri, gli scheletri e i vampiri – potrebbe direttamente uscire dal Diciottesimo secolo di un romanzo a sensazione della Minerva Press, o da Il castello d’Otranto. Naturalmente, l’horror non è per nulla così semplice, né mai si è ridotto a quei soli ammennicoli. Ma la loro tenace persistenza è bastata agli studiosi per costruire intere teorie sull’orrore come genere irriducibilmente nostalgico, e ad alcuni fra i lettori di mentalità più aperta per considerarlo in sé come una cosa gretta. Ecco perché leggere le storie di Stefan Grabiński, queste scritte fra il 1918 e il 1922, è un’esperienza così rivelatrice. Poiché ci troviamo di fronte a uno scrittore per il quale l’orrore soprannaturale si manifesta proprio nella modernità – nell’elettricità, nelle caserme dei pompieri, nei treni: il perturbante quale cattiva coscienza dell’oggi”.

Questo l’incipit della presentazione di China Miéville, che torna più avanti a descrivere l’opera dello scrittore polacco: – “Grabiński prende Bergson, James, Maeterlinck, ed estrapola da essi, talvolta in un loro fecondo incrocio con la scienza di Newton e di Einstein, per creare storie fantastiche di un’eretica intelligenza. E di uno stile intenso”.

L’intera introduzione di Miéville dal titolo Guardando i treni che passano (“Trainspotting”, apparsa in origine su The Guardian, sabato 8 febbraio 2003) è resa disponibile sulle pagine web di FantasyMagazine, assieme alla mia breve Nota bio-bibliografica” su Stefan Grabiński.

Indice dei contenuti:
Nota introduttiva – Andrea Bonazzi
Guardando i treni che passano (Trainspotting) – China Miéville
Il demone del movimento (Demon ruchu)
L’engramma di Szatera (Engramy Szatery)
La stanza grigia (Szary pokój)
Saturnin Sektor (Saturnin Sektor)
L’area (Dziedzina)
Il villaggio nero (Czarna wólka)
Lo sguardo (Spojrzenie)
L’amante di Szamota (Kochanka Szamoty)
A casa di Sara (W domu Sary)
Il bianco Lemure (Bialy Wyrak)
La storia del becchino (Opowieść o grabarzu)
La vendetta degli elementali (Zemsta żywiołaków)
Nota bio-bibliografica – Andrea Bonazzi
Stefan Grabiński. Il demone della velocità – MariaVittoria Ghirardi

Per una più estesa introduzione all’autore, vedasi il mio precedente articolo su Weirdletter Stefan Grabinski. Amnesia italiana per un grande autore europeo del fantastico, in seguito riveduto e pubblicato sulla rivista Hypnos #8 con le mie traduzioni dei racconti “L’area” (Dziedzina) e “Nello scompartimento” (W przedziale).

Edizioni Hypnos: www.edizionihypnos.com.
Bookstores: Delos Store; IBS Internet Bookshop; libreriauniversitaria.it; amazon.it.

Il villaggio nero. Racconti fantastici
Stefan Grabiński
Biblioteca dell’Immaginario n. 6, Edizioni Hypnos, 2012
brossura, 300 pagine, €21.90
ISBN 9788896952085



mercoledì 29 giugno 2011

And so, what’s happened lately?


Hypnos #8, 2011, coverFor the first time since 1929, stories by Stefan Grabiński are translated and published again in Italy. In the magazine Hypnos #8 (spring 2011) appears my brief essay about the author, “Stefan Grabiński. Lunga amnesia italiana per un grande autore del fantastico” [literally: “Stefan Grabinski. A long Italian amnesia for a major author of the Fantastic”], and my translation of his two short stories “L’area” (“Dziedzina” / “The Area”) and “Nello scompartimento” (“W przedziale” / “In the Compartment”). The cover art is a Grabiński’s portrait by Gino Carosini, a description of the magazine issue is here (in Italian).

I have found six of my photomontages inside the book Lovecraft e le ombre, Italian edition of Frank Belknap Long’s H.P. Lovecraft: Dreamer on the Night Side (1975). I was unaware of it, and obviously unpaid for them, not even with a presentation copy. But it’s all my fault: I’ve granted these pictures for free publication on a monthly magazine about ten years ago, and now the publisher still continues to use them as he pleases. This is the Italian publishing market. A description of this book is here (in Italian, again).

And finally, followed by my mood my ego recently exceeded the Earth’s orbit, in expansion toward the external planets thanks to a very flattering post by Laird Barron in his blog Domination of Black. You can read it here.


Lovecraft e le ombre, 2011, coverPer la prima volta dal 1929 i racconti di Stefan Grabiński vengono nuovamente tradotti e pubblicati in Italia. Nella rivista Hypnos #8 (primavera 2011) appare il mio breve saggio sull’autore, “Stefan Grabiński. Lunga amnesia italiana per un grande autore del fantastico”, con le mie traduzioni delle due storie brevi “L’area” (“Dziedzina” / “The Area”) e “Nello scompartimento” (“W przedziale” / “In the Compartment”). Il ritratto dell’autore in copertina è di Gino Carosini, una presentazione del numero della rivista è reperibile qui.

Ho trovato sei dei miei fotomontaggi nel volume Lovecraft e le ombre, edizione italiana di H.P. Lovecraft: Dreamer on the Night Side (1975) di Frank Belknap Long. Non ne ero a conoscenza, né ovviamente ne ho ricevuto alcun compenso, nemmeno una singola copia omaggio. Ma è tutta colpa mia: circa dieci anni fa ho concesso gratis queste immagini per la pubblicazione su un mensile, e ora l’editore continua a utilizzarle a sua discrezione. Il mercato editoriale italiano è questo. Una descrizione del libro si trova qui.

E infine, seguito dal mio umore il mio ego ha recentemente lasciato l’orbita terrestre, in espansione verso i pianeti esterni grazie a un post estremamente lusinghiero di Laird Barron sul suo blog Domination of Black, reperibile qui (in lingua originale).

Weirdletter: Hypnos #8 con Stefan Grabiński e Shirley Jackson.
Weirdletter: Lovecraft e le ombre nei ricordi di Frank Belknap Long.
Domination of Black: Andrea Bonazzi.

venerdì 21 novembre 2008

Stefan Grabiński

Ottant’anni di amnesia italiana per un grande autore europeo del fantastico.

Non fosse stato un autore dell’Est europeo d’inizio secolo, morto in bolletta, scordato e ignorato così rapidamente e a lungo, avremmo da tempo i suoi racconti inclusi in ogni antologia di classici del brivido. Invece, il suo nome è praticamente ignoto al pubblico italiano, persino assente dalla saggistica specializzata come dalle più aggiornate enciclopedie letterarie e di settore. Nonostante la riscoperta da tempo in atto altrove, con le nuove edizioni inglesi in special modo. Nonostante il fatto che proprio in Italia si ebbero le sue primissime traduzioni in altra lingua, pubblicate già nei tardi anni 20.

Scomparso nel 1936, dimenticato anche in patria sino agli anni 50 dopo un effimero successo legato a un solo titolo nel corso di una vita breve e travagliata, il polacco Stefan Grabiński fu autore di straordinari racconti fantastici, decisamente inusuali sia per l’epoca che per la tradizione letteraria del proprio paese, pagando a caro prezzo la scelta, senza compromessi verso critica e pubblico, di dedicarsi alla sola narrativa soprannaturale. Anzi, particolarmente a un tipo di racconto weird come se ne sarebbe potuto scrivere in Europa Occidentale e oltre oceano, rinnovando gli esausti stilemi del gotico alla luce dei nuovi interrogativi scientifici e filosofici, innestandoli nei simboli stessi della modernità e del progresso: la ferrovia innanzi tutto, sfondo a molte delle sue storie più efficaci.

Un fantastico che, senza stranamente attingere al vasto patrimonio folclorico condiviso dai connazionali, guarda ai modi dell’horror classico e psicologico, dal macabro all’orrore metafisico, con tratti di franchezza sessuale ben poco comuni per il periodo e nel genere. Fortemente interessato alla psicologia, la psichiatria e la psicopatologia così come alle possibilità della parapsicologia e delle scienze occulte, la visione filosofica dello scrittore lo conduceva a credere nel primato della mente sulla materia, strenuo opponente del determinismo e del meccanicismo, tutto ciò lasciando confluire nei suoi scritti.

Forze terribili e misteriose, spesso orribili, incombenti, sempre agiscono sotto alla superficie di quotidianità delle sue storie. Forze risvegliate da casuali combinazioni, da atti più o meno intenzionali oppure filtrate attraverso fratture nella realtà stessa delle cose. In uno suoi racconti, troviamo uno scrittore in crisi, ritirato in solitudine, che finisce con l’incontrare l’ombra delle sue stesse creazioni le quali, vampirescamente, ne reclamano la vita per rendersi a loro volta concrete.

In altri, troviamo un folle orologiaio sfidare letteralmente il tempo; o ancora treni fantasma, amanti vampiriche, visioni di un altro piano d’esistenza appena dietro l’angolo del quotidiano e spaventose irruzioni del mondo onirico nel reale. Non mancano storie di ambientazione italiana: l’immaginaria località di Foscara si rende così sede per le sinistre attività d’uno stregonesco scultore di monumenti funebri, tal Giovanni Tossati, che diventa becchìno del paese.

In altro racconto ancora, un uomo è tormentato, quasi posseduto dalla presenza spettrale del precedente affittuario nell’appartamento in cui è andato a traferirsi, rivivendone i gesti di ogni giorno e scampando in extremis dall’emularne il suicidio. Storia sorprendentemente affine, per tematica e atmosfere, al romanzo di Roland Topor L'inquilino del terzo piano (Le locataire chimérique, 1964), e ancor più alla versione cinematografica trattane da Roman Polanski, polacco anch’egli, nel 1976.

L’attuale – pressoché totale – mancanza di fonti d’informazione in italiano rende una qualche nota biografica decisamente necessaria, per quanto scarni siano i dati in tal senso da sempre disponibili.

Figlio di un giudice distrettuale e di un’insegnante di pianoforte, Stefan Grabiński nasce il 26 febbraio del 1887 a Kaminonka Strumiłowa (oggi Kamianka-Buzka) nella provincia di Leopoli, allora nella Galizia polacca sotto il dominio degli Asburgo e attualmente parte dell’Ucraina. La sua salute è precaria, affetto sin da giovane età da una forma di tubercolosi ossea.

Iniziate le scuole a Sambor (ora Sambir), alla morte del padre si trasferisce con la famiglia a Leopoli dove studia Filologia Classica e Letteratura Polacca sino alla laurea, nel 1910, per darsi quindi all’insegnamento presso le scuole secondarie pubbliche e private della città. Attività che continuerà a esercitare per il resto della propria vita, si trova a insegnare anche a Vienna fra il 1914 e il ’15, quindi a Przemyśl, di nuovo in Polonia tra il1917 e il 1921: gli anni del suo sfortunato matrimonio. Nel ’17 sposa infatti Kazimiera, un’insegnante di musica dalla quale ha due figlie, ma da cui verrà abbandonato quattro anni più tardi. Grabiński non si risposerà, né avrà altre stabili relazioni, senza mai nulla confidare a nessuno a proposito della separazione.

Più tardi inizia viaggiare: viene in Italia nel 1927 e visita brevemente la Romania nel ’29. Ma la tubercolosi peggiora e prende adesso a devastargli i polmoni. Un premio letterario, finalmente conferitogli nel 1931, gli offre qualche fugace sollievo finanziario e lo scrittore si ritira definitivamente nelle più salubri campagne del vicino villaggio di Brzuchowice. Saranno anni d’isolamento e ristrettezze, i suoi ultimi in un costante declino sino alla morte a Leopoli il 12 novembre del 1936.

Il debutto letterario di Stefan Grabiński avviene nel 1909 con Z wyjątków. W pomrokach wiary [più o meno letteralmente: “Dall’insolito. Nelle ombre della fede”], una raccolta autopubblicata con lo pseudonimo di Stefan Zalny e destinata a non lasciare traccia. Miglior esito e accoglienza trova il suo secondo libro di racconti, Na wzgórzu róż [“Sulla collina delle rose”] pubblicato nel 1918, mentre il solo vero successo della sua carriera arriverà un anno più tardi con Demon ruchu [“Il demone del moto”], che pone la ferrovia moderna al centro del proprio universo fantastico e preternaturale, e l’ossessione per la velocità e il movimento alla base delle psicologie aberranti di alcuni personaggi. Favorevolmente colpito dalla resa su sfondo realistico di un genere così poco comune nella letteratura nazionale, sarà il critico Karol Irzykowski a definire l’autore come “il Poe Polacco,” etichetta forse un poco riduttiva ma abbastanza efficace da perdurare a tutt’oggi.

Seguono tre altre raccolte, rappresentative insieme alle due precedenti del suo periodo migliore e di maggior fortuna: Szalony pątnik [“Pellegrino folle”] nel 1920, Niesamowita opowieść [“Storia incredibile”] e Księga ognia [“Il libro del fuoco”] nel 1922. Un’ultimo volume di racconti dal titolo parzialmente in italiano, Namiętność (L’appassionata) [“Passione (L’appassionata)”], è invece del 1930
.

Senza tornare ai vertici toccati con le sue storie brevi, Grabiński scrive anche diversi romanzi, ancora incentrati sui propri temi fantastici e tuttavia privi al più della medesima tensione, appesantiti alquanto da concezioni esoteriche e speculazioni nei campi tradizionali dell’occulto. Salamandra, del 1924, rispecchia una moderna lotta tra il bene e il male; Cień Bafometa [“L’ombra di Bafometto”] nel 1926 è una visione sull’emancipazione dal male stesso. Nel 1928 viene pubblicato Klasztor i morze [“Il monastero e il mare”] e nel 1936, infine, Wyspa Itongo [“L’isola di Itongo”], nel quale gli abitanti di un’isola imparano a convivere con gli spettri dei morti, in una sorta di società utopica sino al finale cataclisma che torna a separare i due mondi. Un ultimo romanzo, Motywy docenta Ponowy [I motivi del professor Ponowy], resta incompiuto alla morte dell’autore.

Il fantasista polacco firma anche alcuni lavori teatrali: a Willa nad morzem (Ciemne siły) [“Villa sul mare (Forze oscure)”] del 1916, che viene presentato a Varsavia, a Cracovia e a Leopoli, fanno seguito Zaduszki [“Il giorno dei Defunti”] nel 1921 e Larwy [Larve] nel ’28. Pure, scrive la sceneggiatura per il film Kochanka Szamoty (1927) di Leon Trystan, tratto dal suo stesso omonimo racconto [“L’amante di Szamota”].

Soltanto nel 1949 un paio dei racconti di Grabiński ritrovano diffusione in Polonia, inclusi in un’antologia, e una raccolta appare finalmente nel corso del seguente decennio: l’inizio di una riscoperta che torna a diffonderne l’opera, anche attraverso il prestigioso contributo di Stanislaw Lem che cura una selezione della sua narrativa breve nel 1975. Nei primi anni 80 arrivano poi le traduzioni in tedesco, e quelle in inglese sul finire della decade, qua e là antologizzate e nelle prime versioni pubblicate in proprio da Miroslaw Lipinski sulle uscite del suo The Grabinski Reader. Le stesse in seguito riunite nel volume The Dark Domain, edito dalla britannica Dedalus nel 1993 e ristampato nel 2005 con un’evocativo ritratto di copertina di Ben Mitchell.

Quello di Stefan Grabiński diviene in breve un nome ricorrente sia tra gli appassionati che gli autori di lingua inglese, citato fra le ispirazioni di un Thomas Ligotti e inserito da un China Miéville nella personale lista dei “dieci migliori libri weird” di sempre, con un’entusiastica recensione di The Dark Domain apparsa sul quotidiano The Guardian nel 2003.

Ancora Lipinski si occupa dell’edizione integrale Ash-Tree Press di The Motion Demon (Demon ruchu) nel 2005, la prima in una serie dedicata al visionario polacco, almeno nelle intenzioni della piccola casa editrice specializzata canadese. Più recente è infine la selezione tradotta da Wiesiek Powaga per le inglesi CB Editions, nel tascabile In Sarah’s House del 2007. Lo stesso Demon ruchu viene proposto anche in portoghese, nel 2003, come O demónio do movimento.

E in Italia? Come accennato in apertura, e nonostante la totale amnesia degli ultimi ottant’anni, proprio qui hanno trovato stampa le sue prime traduzioni. I racconti “Treno Fantasma” (Błędny pociąg) e “Segnali” (Sygnały), entrambi da Demon ruchu (1919), compaiono del 1928 sulle pagine de La Stampa nella versione dello slavista Enrico Damiani che, probabilmente nel corso dello stesso anno, li include nel volumetto da lui curato I narratori della Polonia d’oggi (Piccola biblioteca slava III, Istituto per l'Europa Orientale, Roma, s.d. [1928]). Purtroppo in versione non integrale, ma corredati di un sintetico apparato critico in un contesto dedicato alla letteratura polacca del momento.

“Diversissimo da tutti i precedenti e in generale da ogni altro scrittore polacco è Stefan Grabiński, la cui arte trova piuttosto una qualche parentela con quella di Edgardo Poë,” – scrive Damiani nell’incipit del suo intervento sull’autore. Nelle “Conclusioni” al termine del libro tornerà a farne citazione, a proposito del realismo nella vena fantastica polacca: – “Non si può in sostanza negare che anche nei casi in cui la pura fantasia sembra prendere il sopravvento (come, per esempio, in taluni scritti di Berent e Grabiński), anche là la fantasia stessa è posta al servizio del realismo fondamentale di determinate situazioni psicologiche speciali, le quali l’autore riveste precisamente di forme fantastiche per raggiungere dati effetti artistici”.

Isomma, in una cultura come la nostra tradizionalmente avversa a tutto ciò che esula dal realismo, per ammettere che un’opera fantastica sia nondimeno buona letteratura par quasi occorra giustificarsene negando, o almeno ridimensionando, l’elemento fantastico pure in essa evidente.

Lo scrittore di Leopoli giunse in Italia nel giugno del 1927, con l’intenzione di visitare Venezia, Roma, Napoli, Capri e la Sicilia in un lungo giro turistico, interrotto tuttavia nella città lagunare in cui fece inattesa conoscenza e subito amicizia con la connazionale Stefania Kalinowska, attiva nel mondo culturale italiano come traduttrice dal polacco. Dopo una breve escursione a Roma, Grabiński ritornò quindi a Venezia per trascorrevi il resto dell’estate. Proprio la Kalinowska avrebbe tradotto un altro suo racconto, “Wezwanie” [letteralmente, “La chiamata”], pubblicato sulla Gazetta di Venezia e sul numero di ottobre della rivista Tutto, nel 1929.

Che un qualche editore italiano finalmente si accorga dell'esistenza se non delle potenzialità di Grabiński, almeno entro l’attuale era geologica, parrebbe un’evidente utopia nonostante i suoi scritti siano di pubblico dominio oltrepassati i fatidici settantacinque anni dalla morte, e richiedano dunque “soltanto” una degna traduzione dall’originale.

Per concludere, dopo tanto parlare di uno scrittore ai più del tutto sconosciuto e inaccessibile sembra opportuno proporne almeno un breve esempio. Il brano riportato qui a séguito rappresenta la parte conclusiva del racconto “Segnali,” estratto dal citato I narratori della Polonia d’oggi per la traduzione di Enrico Damiani. Negli antefatti della narrazione, misteriosi segnali d’ingiustificato allarme giungono da giorni, oramai, da una particolare linea ferroviaria:

__ Durante il giorno il movimento si svolgeva regolarmente e tutto andava secondo il suo corso normale. Ma allo scoccare delle 7 di sera echeggiavano di nuovo i segnali d’allarme, nel medesimo ordine della sera precedente. Cioè: prima il segnale: «vagoni staccati», poi il comando «fermare tutte le vetture», infine la parola d’ordine: «mandare una locomotiva con operai» e il grido disperato di soccorso: «mandare una macchina con operai e medico». Caratteristica era la graduazione nella scala dei segnali, nei quali ogni successivo indicava un aumento del chimerico pericolo. I segnali evidentemente si completavano formando una catena spezzata da interruzioni nel corso d’un’immaginaria «sventura».
__ Si decide di compiere un’inchiesta. Una speciale commissione si reca a ispezionare i posti di guardia lungo la linea ferroviaria. Al primo non si trova nulla di anormale: il cantoniere è lì, al suo posto, e non ha mai trasmesso segnali di sorta.
__ La Commissione prosegue l’ispezione e s’avvia verso la successiva casa cantonale.
__ Quaranta minuti più tardi si trovavano sul posto. Nessuno venne loro incontro. Ciò li stupì. Il posto di guardia sembrava come morto: nessuna traccia di vita all’intorno, nessun segno d’essere vivente. Né s’udivano le voci patriarcali del bestiame domestico, non un gallo cantava, non una gallina chiocciava.
__ Per le scale ripide, lungo le quali scorrevano due ringhierine, salirono sulla sommità, dove s’elevava la casetta del cantoniere Jaźwa. All’ingresso furono salutati da un immenso sciame di mosche insistenti, moleste, ronzanti; insetti che parevano arrabbiati si avventarono contro gli intrusi, sulle mani, sugli occhi, sul viso.
__ Bussarono alla porta. Nessuno rispose da dentro. Uno dei ferrovieri, spinse la maniglia. La porta era chiusa.
__ – Signor Tuziak – fece cenno Pomian al ferraio della stazione – forziamo la serratura!
__ – Subito, signor capo.
__ Scricchiolò il ferro, crepitò la serratura e cedette.
__ L’ispettore spinse col piede la porta ed entrò dentro. Ma nel medesimo istante si tirò indietro, sul pianerottolo, portando il fazzoletto al naso. Un terribile fetore l’aveva colpito dall’interno della stanza. Uno degli impiegati si fece coraggio e, oltrepassata la soglia, spinse in fondo lo sguardo.
__ Davanti al tavolo, sotto la finestra, stava seduto il cantoniere col capo abbandonato sul petto, con la mano destra appoggiata sul bottone dell’apparecchio delle segnalazioni.
__ L’impiegato s’avvicinò al tavolo e tornò verso l’ingresso, pallido come un cencio. Una rapida occhiata gettata sulla mano del cantoniere l’aveva persuaso che non le dita s’appoggiavano sulla tastiera, ma tre ossa nude e spolpate.
__ In quel momento l’uomo seduto al tavolo barcollò e si rotolò come un pezzo di legno sulla terra. Si riconobbe in lui il cadavere di Jaźwa in stato di completa decomposizione. Il medico presente constatò che la morte doveva essere avvenuta almeno dieci giorni prima.
__ Fu steso un verbale e la salma fu sepolta sul posto, senza autopsia a causa del suo stato di forte putrefazione.
__ Le cause della morte non furono precisate. I contadini della campagna vicina, interrogati, non seppero dare altre informazioni, se non che già da lungo tempo Jaźwa non s’era più visto. Due ore dopo la Commissione era di ritorno a Ostoia.
__ Il Capo-stazione di Dąbrowa poté quella notte e le successive dormire i suoi sonni tranquillo, senza esser disturbato da segnali. Ma una settimana dopo avvenne sulla linea Dąbrowa-Głaszòw una terribile catastrofe. Alcuni vagoni, staccatisi per un caso disgraziato, investirono un treno diretto che avanzava dalla parte opposta e lo fracassarono completamente. Perirono tutto il personale di servizio e circa ottanta passeggeri.


Grazie all’amico Slawek Wielhorski, responsabile fra l’altro della pagina di Stefan Grabinski in MySpace, per le preziose informazioni bibliografiche circa le vicende e pubblicazioni italiane dell’autore, individuate e tradottemi attraverso il sempre stimolante forum di www.ligotti.net. Fra le risorse in lingua inglese è infine da segnalare il sito The Dark Domain, principale riferimento web gestito dall’esperto Miroslaw Lipinski.