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mercoledì 13 maggio 2009

Howard Phillips Lovecraft e ‘Le Montagne della Follia’ su Radio 3


Rhode Island, Stati Uniti, 20 agosto 1890. A Providence, cuore pulsante del New England, nasce Howard Phillips Lovecraft, lo scrittore che più di ogni altro saprà rinnovare la narrativa del fantastico e dell’orrore. Il “sognatore di Providence” dedicherà la sua intera esistenza, e la sua produzione artistica, a dipingere un visionario affresco letterario, tra razionalità scientifica e miti pagani; un amalgama di stimoli e fonti di ispirazione confluito in quello che alcuni hanno riconosciuto come un nuovo trans-genere squisitamente lovecraftiano: l’orrore cosmico, o “cosmicismo”.

La trasmissione radiofonica La storia in giallo è dedicata questa settimana alla figura e alla narrativa di H.P. Lovecraft, con una puntata dal titolo Howard Phillips Lovecraft e ‘Le Montagne della Follia’ in onda alle 18,00 di sabato 16 maggio 2009, su Rai Radio 3.

Il programma prevede una prima parte sceneggiata a intrecciare la vita dello scrittore, fra elementi biografici e fiction, con una delle sue opere più celebri, la novella At the Mountains of Madness (1931). A interpretare Lovecraft è la voce di Riccardo Rossi, fra i migliori doppiatori del cinema italiano.

Nella parte conclusiva la conduttrice Antonella Ferrera intervista Gianfranco De Turris, giornalista e decano fra gli esperti italiani del fantastico a occuparsi dell’autore. La storia in giallo è un programma di Antonella Ferrera, a cura di Diana Vinci per la regia di Francesco Pannofino. Le puntate si rendono generalmente disponibili, a qualche giorno di distanza, come files mp3 presso la pagina dedicata de Il Podcasting di Radio 3.


domenica 5 aprile 2009

Torino: c’è Dracula in teatro


Tradurre il Dracula di Hamilton Deane e John Balderston. Perché? Cosa ci può essere di utile nel rendere in italiano un testo di ottanta anni fa e cercare di metterlo in scena? Prima di tutto: perché la figura di Dracula è così legata all’immaginario collettivo da essere, forse, una delle poche immagini che saltano alla mente di chiunque, indipendentemente dall’età, dalla cultura e dal ceto. Quindi, una figura universale o, come si abusa oggi, un’icona. E poi perché la figura del vampiro suscita con la stessa intensità, repulsione e fascino. Anzi, direi quasi che Dracula affascina proprio perché è repellente: il suo carisma è pari alla malvagità. Abbiamo un moto di attrazione/repulsione nei suoi confronti. Abbiamo paura di sentirci attratti dal mondo oscuro, ma fondamentalmente romantico e sensuale, che scatena e vorremmo esserne prede: un tuffo nell’irrazionale, una forma di liberazione dalle catene della consuetudine. Dracula ci potrebbe rivelare una parte di noi che non conosciamo, pur sapendo benissimo dov’è: dentro di noi, in ciascuno di noi, esiste una terra-di-nessuno in cui potremmo essere diversi da ciò che siamo, e Dracula punta proprio su questo.

Ancora Torino si rivela città ideale per portare il fantastico e l’horror sulle scene. A salire sul palco, tocca questa volta al principe dei vampiri – anzi, per eccellenza il “Conte” – con la prima traduzione italiana autorizzata dello storico Dracula teatrale anni 20 di Deane e Balderston, dal quale a sua volta fu largamente tratto il celeberrimo film Universal del 1931. Lo spettacolo, nella versione di Antonello Panero scritta con Massimo Chionetti, viene proposta dall’associazione Thealtro nelle tre date di giovedì 16, venerdì 17 e sabato 18 aprile al Teatro L’Espace di Torino.

L’adattamento del romanzo di Bram Stoker, su licenza della vedova dello scrittore, ebbe una prima versione inglese a firma di Hamilton Deane il quale riservò per sé, quale attore, la parte di Van Helsing. Da Londra a Broadway, sull’onda del successo, il dramma in tre atti venne quindi affidato nel 1927 alla revisione dello sceneggiatore americano John L. Balderston, nell’ordine di venire incontro ai gusti del pubblico d’oltreoceano. Le fortune teatrali di Dracula: the Vampire. A Play in 3 Act non cesseranno da allora mai del tutto, rinnovate nel 1977 sempre in America con un sontuoso allestimento – in grande stile, complici i costumi e le suggestive scenografie goticheggianti di Edward Gorey – anch’esso trasposto sul grande schermo, nel 1979. Anche in questo caso, come per l'icona Bela Lugosi nel ’31, portando alla ribalta di Hollywood lo stesso principale interprete del Dracula acclamato in palcoscenico, un giovane e fascinoso Frank Langella.

Una presentazione del Dracula di Thealtro avrà luogo martedì 14 aprile, alle 18.00, presso la libreria Fnac di Torino in via Roma 56, occasione che pure vedrà presentare il recente volume The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo di Franco Pezzini e Angelica Tintori (Gargoyle Books, 2008), monumentale saggio sul personaggio stokeriano on stage, al cinema e in TV. Interverranno gli autori Franco Pezzini e Angelica Tintori, e il regista dello spettacolo Antonello Panero insieme agli attori della Compagnia Thealtro, con intervento dell’esperto Massimo Introvigne.

Qualche ulteriore particolare, sulla rappresentazione e circa le iniziative collegate, si trova sulle pagine del blog Ciclopestrabico e su Massimo Masshimo’s Weblog.

Thealtro
Dracula
di Hamilton Deane e John Balderston
Prima traduzione italiana autorizzata e depositata di Antonello Panero
Collaborazione al testo di Massimo Chionetti
Con Davide Bernardi, Massimiliano Bortolan, Massimo Chionetti, Enrico Cravero, Fabio De Remigis, Federico Sacchi, Patrizia Schneeberger, Veronica Stilla
Luci e suono di Michele Di Rocco – Scenografie di Marco Mancin – Fotografi di scena Eloise Nania e Giorgio Violino – Elaborazioni grafiche Massimiliano Gallo
Assistente di scena Giovanni Costanza – Aiuto regista Massimiliano Bortolan
Regia di Antonello Panero
16 - 17 - 18 aprile 2009, ore 21.00
Teatro L’Espace
Via Mantova 38, 10153 Torino – Tel. 0112386067 – Fax 01119703521
Biglietto intero: 10,00 Euro – Ridotto: 8,00 Euro – Studenti: 5,00 Euro
Informazioni: info@salaespace.it

mercoledì 14 gennaio 2009

Buchinger’s Boot: macabre marionette alla ribalta



“L’universo creato da Buchinger’s Boot è come una Camera delle Meraviglie – dove un oggetto o un essere fuori dall’ordinario si alternano l’uno sempre più singolare dell’altro.
Questo mondo di transizione contiene tutte le cose rilevanti e le rarità create sia dalla natura che dall’uomo – ove nulla di umano è estraneo. Particolarmente presenti sono marionette e allestimenti fatti di ossa, di legno e di metallo, di piante, insetti e batteri, di animali e di loro artificiali simulacri (impagliati, imbalsamati, antropomorfizzati, meccanizzati)... di utensili e strumenti, il tutto per illuminare, per compiacere e inorridire l’occhio.
Una tale collezione si presenta come un incubo della classificazione in cui le possibilità e combinazioni volgono nel caos, e l’idea di circoscrivere la natura in un armadietto diventa parabola di fragili interpretazioni, di fragili esseri e dei loro feti”
.

Questa la presentazione della Buchinger’s Boot Marionettes, compagnia francese che mette da qualche tempo in scena una propria e particolarissima versione di teatro delle marionette. Uno spettacolo di fantocci compositi e sinistri, spesso macabri nell’assemblaggio d’ossa e oggetti di recupero, mossi dai fili d’una netta e disturbante inquietudine in composizioni surreali e fantastiche, rappresentate con accompagnamento di musiche originali e con l’ausilio d’interventi mimici, l’uso di proiezioni video, di ologrammi e macchine di scena.

Il gruppo, che ha sede a Marsiglia, nasce nel 2004 dall’unione dei talenti di Patrick Sims, Mafalda da Camara e Richard Penny. Da allora porta in giro per l’Europa i suoi spettacoli: dal debutto con Schellachrymallaecum nel 2004 a Les Plis Vestibulaires, del 2006, descritta come “un’opera sull’inaudibile e l’indicibile” fino al 2007 con L’Armature de l’Absolu, un “anti-elogio sulla tomba di Alfred Jarry.” Attualmente in preparazione, invece, l’ultimo Le Vieil Homme de la Montagne ispirato alla leggenda del “vecchio della montagna” e della sua setta di assassini.

Info e gallerie: sito web ufficiale buchingersboot.com, pagina personale su MySpace.


Syzygy – 2004 – Video per la performance dei Buchinger's Boot al Phoenix Project di Glastonbury.
Riprese ed editing di Stephen Clarke su animazione e concept di Buchinger’s Boot Marionettes.


martedì 6 gennaio 2009

Ma che bel castello! (1987), horror demenziale dalla scomparsa Videomusic


Sorta di Rocky Horror casereccio realizzato in bianco e nero nel fare il verso a certo vecchio cinema di genere, Ma che bel castello! veniva prodotto nel settembre 1987 per essere trasmesso a brevissime puntate nel corso della seguente stagione di Crazy Time, un programma della scomparsa TV nazionale Videomusic – la prima rete musicale in Europa, fagocitata solo un decennio più tardi dai globuli bianchi di Telemontecarlo ed “Emmetivvì” che se ne accorparono rispettivamente frequenze e archivi.

Protagonisti Rick Hutton e Clive Griffiths, animatori del canale televisivo e del suo contenitore Crazy Time nel quale andavano a proporre sketches di comicità demenziale e surreali nonsense come l’agreste e “bifolca” Tele Monte Pecora, oltre alla parodia horror qui a seguito interamente disponibile nei cinque video pubblicati su YouTube.

Video che rappresentano un ricordo personale – e già mi sto giocando l’autoimposto bonus annuale a limitare gli intereventi di stretto carattere privato – poiché lavori del sottoscritto sono alcuni degli oggetti di scena in essi utilizzati, a partire dai “pesantissimi” battenti gotici della scena iniziale sul portone… raffazzonati, allora, con strati di cartone e semplici tubi di gomma sotto precaria vernice appiccicosa.

Mi limitavo, in quei particolari giorni, a fare del mio peggio per dare una mano al pittore e fotografo Keane, che non finirò mai di ringraziare, interprete del Gobbo nei filmati ma soprattutto scenografo sia per Ma che bel castello! che per la famigerata Tele Monte Pecora – il cui set in aperta campagna comprendeva un generatore a pedali, impalcato su balle di fieno a mo’ di quinte, oltre a un paio di pecore a masticare i cavi del microfono e altri nostri più o meno speciali effetti.

Con tempismo implacabile, fu il servizio militare obbligatorio a “stroncarmi la carriera” appena terminate le riprese. Un’occhiata qui sotto, e potreste ringraziarne di cuore l’Esercito Italiano.


Ma che bel castello! (1987) – Parte 1


Ma che bel castello! (1987) – Parte 2


Ma che bel castello! (1987) – Parte 3


Ma che bel castello! (1987) – Parte 4


Ma che bel castello! (1987) – Parte 5



martedì 23 settembre 2008

La fabbrica degli incubi (parlando di Thomas Ligotti alla radio)


Beh, dopo tutto Ligotti non sembra più essere un autore poi tanto sconosciuto in Italia. Ascoltando la radio nella serata di martedì 23 settembre, capita così d’imbattersi nell’inaspettato nome di Thomas Ligotti nel corso del programma quotidiano Rai Dispenser, scritto da Giorgio Bozzo e condotto su RadioDue da Federico Bernocchi.

Gli speakers introducono in breve la vita e le opere dello scrittore americano... riassumendo e parafrasando un testo che mi appare alquanto familiare, scaricato con tutta probabilità da qui anche perché, bene o male, non è che sul tema siano disponibili altri estesi scritti in italiano.

La presentazione riguarda il libro del giorno La fabbrica degli incubi, edizione italiana della prima uscita Fox Atomic Comics di The Nightmare Factory ad adattare a fumetti, nel 2007, i racconti ligottiani dell’omonima raccolta (The Nightmare Factory, Carroll & Graf, 1996). Tradotto e pubblicato dalla Free Books, il volumetto presenta quattro comics tratti da altrettrante storie, preceduta ognuna da una prefazione di Ligotti, sceneggiate da Stuart Moore e Joe Harris per i disegni di Ben Templesmith, Ted McKeever, Colleen Doran e Michael Gaydos.

Proseguendo con la trasmissione radiofonica, rara isola che non teme di occuparsi talvolta delle uscite editoriali italiane relative al fantastico, viene proposta lettura di una sinossi dal secondo episodio dell’albo, tratto dal racconto Dream of a Mannikin. I rapporti di Thomas Ligotti con i Current 93 di David Tibet rappresentano quindi l’argomento conclusivo, nonché tratto d’unione ideale per passare dal parlato alla musica con l’ascolto della canzone Sunset (The Death Of Thumbelina) del gruppo musicale inglese, dall’album del 2006 Black Ships Ate the Sky.

Non sembrano (ancora) numerosi gli estimatori o anche soltanto i conoscitori locali di questa figura carismatica del “nuovo” horror, da noi sinora poco diffusa attraverso storie brevi in sparse antologie e, finalmente, nel recente volume I canti di un sognatore morto (Elara Libri, 2008). Il che non può che amplificare la piacevole sorpresa di sentirne parlare alla radio.

Grazie al podcasting di RadioRai, la regitrazione della puntata del 23/09/2008 sarà disponibile per una settimana, a partire dal 24 settembre, in formato mp3 sullapposita pagina all’indirizzo www.radio.rai.it/radio2/podcast/lista.cfm?id=910.

[Poscritto del giorno dopo: niente da fare, la presentazione libraria è tagliata dai venticinque minuti di podcast messi online. Resta, sul finire, soltanto unallusione alla corretta pronuncia di “Cthulhu” storpiata nel pezzo in questione.]

La fabbrica degli incubi
Basato sull'omonima antologia di Thomas Ligotti

S. Moore, J. Harris, C. Doran, B. Templesmith, T. McKeever, M. Gaydos
Free Books, 2008
Brossura, stampa a colori, 112 pagine, Euro 10,90
ISBN 9788895195902


domenica 31 agosto 2008

“N.” L’ultimo omaggio lovecraftiano di Stephen King


Uno psicologo si lascia coinvolgere nel mondo irrazionale e apocalittico di “N.”, paziente affetto da disturbo ossessivo-compulsivo che muore suicida tormentato dalle proprie fissazioni. Tutto ruota intorno a un misterioso cerchio di megaliti nei pressi di una cittadina del Maine, punto focale di avvenimenti che trascineranno il medico, e altri dopo di lui, nella medesima follia.

“C’è un mondo dietro a questo mondo, ed è pieno di mostri,” come lascerà scritto uno dei protagonisti.

Tale, in linea di massima, il soggetto di “N.”, uno dei racconti più lunghi fra quelli inclusi nella prossima raccolta Just After Sunset di Stephen King in uscita l’11 di novembre negli Stati Uniti, in Italia quest’autunno con il titolo di Al crepuscolo per la solita Sperling & Kupfer.

Nel frattempo, la storia ha trovato una propria riduzione animata nei venticinque episodi web, da due minuti circa ciascuno, prodotti in associazione dagli editori Scribner e Simon & Schuster con la Marvel Entertainment e la CBS Mobile, diffusi via rete e attraverso la telefonia mobile a partire dal 28 luglio scorso. L’adattamento del racconto è firmato da Marc Guggenheim sotto la “supervisione creativa” dello stesso King, e si basa sui disegni di Alex Maleev inchiostrati da José Villarrubia, gli stessi in corso di realizzazione per un’omonima miniserie a fumetti della Marvel la cui pubblicazione è prevista per il 2009.

Come osservato su Grim Review, “N.” appare quale un ennesimo evidente omaggio del “Re” verso i temi e le atmosfere di Howard Phillips Lovecraft. L’assonante nome “Cthun” viene esplicitamente associato a ciò che, come in sogno, si manifesta nel fatidico circolo di pietre del New England, c’è persino allusione a un “occhio trilobato” (direttamente da L’abitatore del buio, per chi fosse a digiuno di lovecraftianerie) e la struttura della narrazione, indiretta e mediata da memorie, registrazioni e resoconti dei personaggi coinvolti, riporta a quella stessa dell'ormai classico Il richiamo di Cthulhu.

Questo, almeno, per quanto rivelato nell’attuale versione animata, in attesa delle cinquantaquattro pagine dello scritto originale nel nuovo volume in arrivo. Magari sperando che l’autore, sulla più consona distanza della narrativa breve, recuperi almeno parte dello smalto perduto negli anni con gli ultimi romanzi.

Abilmente drammatizzate con il supporto di un ottimo doppiaggio, le venticinque brevissime puntate di Stephen King's “N.” sono disponibili al completo presso il sito ufficiale www.nishere.com. Ognuna preceduta da un immancabile spot pubblicitario.




Just After Sunset: Stories
Stephen King
Scribner, 2008
hardcover, 384 pages, US $ 28.00
ISBN 9781416584087


Al crepuscolo
Stephen King
collana Narrativa, Sperling & Kupfer, 2008
copertina rigida, 600 pagine, Euro 20,90
ISBN 9788820046019


giovedì 1 maggio 2008

The Mountain Goats, “Lovecraft in Brooklyn”


Echi biografici e letterari lovecraftiani per The Mountain Goats nel testo della canzone Lovecraft in Brooklyn tratta da Heretic Pride, l'ultimo album della band di John Darnielle uscito nel 2008. A seguito nella libera traduzione del sottoscritto.


Lovecraft in Brooklyn

It’s gonna be too hot to breathe today
And everybody’s out here on the streets
Somebody’s opened up the fire hydrant
Cold water rushing out in sheets
Some kid in a Marcus Allen jersey
Asks me for a cigarette
Companionship is where you find it
So I take what I can get

Hubcaps on the cars like funhouse mirrors
Stick to the shadows when I can
Lovecraft in Brooklyn

When the sun goes down the armies of the voiceless
Several hundred thousand strong
Come out without their bandages
Their voices raised in song
When the streetlights sputter out
They make this awful sizzling sound
I cast my gaze toward the pavement
Too many bloodstains on the ground

Rhode island drops into the ocean
No place to call home anymore
Lovecraft in Brooklyn

Head outside most every day
to try to keep the wolves away
Imagine nice things I might say
If company should come

Woke up afraid of my own shadow
Like, genuinely afraid
Headed for the pawn shop
To buy myself a switchblade
Someday something’s coming
From way out beyond the stars
To kill us while we stand here
It’ll store our brains in mason jars

And then a girl behind the counter
She asks me how I feel today
I feel like Lovecraft in Brooklyn


Lovecraft a Brooklyn

Si fa troppo caldo per respirare oggi
Ma tutti sono fuori per le strade
Qualcuno ha aperto l'idrante antincendio
Acqua fredda che scorre fuori a fiotti
Qualche ragazzo con la maglia di Marcus Allen
Mi chiede se ho una sigaretta
La compagnia è dove te la trovi
Così io prendo quel che posso

Cerchioni sulle auto come specchi deformanti
Resto nell'ombra quando posso
Lovecraft a Brooklyn

Quando si abbassa il sole gli eserciti dei senza-voce
Forti di varie centinaia di migliaia
Vengono fuori senza le loro bende
Le loro voci sollevate in canto
Quando crepitano le luci della strada
Fanno questo terribile suono sfrigolante
Fisso il mio sguardo sul selciato
Troppe macchie di sangue per terra

Il Rhode Island cala nell'oceano
Più nessun luogo da chiamare casa
Lovecraft a Brooklyn

Vado fuori quasi tutti i giorni
Per cercare di sbarcare il lunario
Pensa che belle cose avrei potuto dire
Se fosse arrivata compagnia

Mi svegliavo spaventato dalla mia stessa ombra
Così, veramente spaventato
Andai verso il banco dei pegni
Per comprarmi un coltello a scatto
Un giorno o l'altro arriverà qualcosa
Sbucando da al di là delle stelle
A ucciderci mentre ce ne stiamo qui
Conserverà i nostri cervelli in barattolo

E allora una ragazza dietro il banco
Mi chiede come mi sento oggi
Mi sento come Lovecraft a Brooklyn


giovedì 10 gennaio 2008

Lampi di Tenebra, a teatro con Lovecraft e Poe


L’Associazione il Nuovo Mondo presenta Lampi di Tenebra, dai racconti di Howard Phillips Lovecraft e Edgar Allan Poe, uno spettacolo teatrale per la regia di Gianluca Frigerio in scena da mercoledì 9 a domenica 27 gennaio presso il Teatro Caboto, in Via Caboto 2 a Milano.

La rappresentazione, della durata di 80 minuti senza intervallo, rinuncia a un filo conduttore vero e proprio preferendo dar vita a otto racconti scelti dall’opera letteraria dei due scrittori americani: Il cuore rivelatore (The Tell-Tale Heart, 1843), Berenice (1835), Il ritratto ovale (The Oval Portrait, 1842) e Il sistema (da The System of Dr. Tarr and Prof. Fether, 1845) di Edgar Allan Poe, e Spettri (da The Ghost-Eater, scritto con C.M. Eddy, 1923), La vecchia terribile (da The Terrible Old Man, 1920), La musica di Erich Zann (The Music of Erich Zann, 1921) e I gatti di Ulthar (The Cats of Ulthar, 1920) di Howard Phillips Lovecraft.

L’intento è quello di rappresentare le agghiaccianti, inquietanti e spettrali visioni di questi due autori senza tradire l’espressione letteraria con cui ci sono apparse. In pratica, la bellezza e l’efficacia quasi magica, di cui sono impregnate le pagine scritte da questi due autori, si perdono completamente quando si passa alla rappresentazione di quelle stesse pagine sul palcoscenico. Perché si tratta di una geniale e subdola letteratura che riesce a far vedere solo quello che unicamente leggendo possiamo vedere. Possiamo leggere di un vampiro, di un cadavere che parla, di un incantesimo, di un universo buio, di una casa piena di fantasmi e leggendo li vediamo.

Ma per vederli comparire davanti a noi sulle tavole di un palcoscenico è necessario adattare queste visioni alle difficili regole che formano uno spettacolo, vale a dire: la drammaturgia, la regia, la recitazione. Drammaturgia che è stata elaborata durante il laboratorio “Medusa” attraverso una concreta collaborazione tra gli attori e i drammaturghi che, lavorando insieme sui singoli racconti, li hanno ridotti alla vicenda essenziale senza però tradirne lo spirito originale.

La regia, come a dire, la scelta della forma con cui si mette in scena la vicenda, ha, con convinzione, preso la decisione che la forma doveva essere quella della letteratura del racconto. In “Cuore Rivelatore” di Poe, ad esempio, il racconto rimane in prima persona e al tempo passato, ma viene recitato da due attrici contemporaneamente. In “Berenice”, sempre di Poe, un attore solista interpreta il racconto in concerto con il coro di attrici. In altri racconti, come “La vecchia terribile” o “Spettri” o “La musica di Erich Zann”, scritti da Lovecraft, la forma della rappresentazione è mista perché dal racconto individuale si passa alla scena dialogata e viceversa.

La recitazione: il lavoro sui personaggi che vivono quella vicenda. Personaggi intesi come coloro che danno voce e corpo alla letteratura di Poe e di Lovecraft. Personaggi che parlano di inquietanti, agghiaccianti, spettrali visioni. Forse, con un paragone un po’ azzardato, possiamo dire che i personaggi di questo spettacolo sono le pagine degli otto racconti da cui è tratto, pagine macchiate di sangue, piene di tenebre, pagine di nebbie, gatti, quadri, pazzi, licantropi.

Otto forme per rappresentare la letteratura di otto racconti, con otto vicende diverse e con personaggi reali cui capitano avvenimenti irreali. Ogni racconto si svolge in una sua atmosfera, con una sua luce e una sua ombra, una sua musica e il suo silenzio.

Lampi di Tenebra
dai racconti di Howard Phillips Lovecraft e Edgar Allan Poe
Regia e drammaturgia: Gianluca Frigerio
Direttore di scena: Andrea Forneris
Collaborazione ai testi: Andrea Salvatici
Scenografia: Katia Giammarino
Effetti sonori: Andrea Arrigoni
Con gli attori del laboratorio “Medusa”: Andrea Arrigoni, Roberta Arrigoni, Dorothy Barresi, Debora M. Bossi, Ilaria d’Alberti, Patrizia Denaro, Andrea Forneris,,Rita Giacchetti, Stefano Guerriero, Milvys Lopez Homen, Lisa Moras, Giada Stoppa, Davide Tosetto
Dal 9 al 27 gennaio 2008 al Teatro Caboto, Via Caboto 2 - Milano
- tel. 0270605035
Spettacoli: ore 21.00 - domenica ore 16.00 - lunedì e martedì riposo
Ingresso: intero Eu. 12,00 - ridotto Eu. 10,00 - convenzioni e
over 60 Eu. 8,00 - under 20 Eu. 5,00

Informazioni: www.teatrocaboto.it

venerdì 5 ottobre 2007

La camera di Erich Zann


Martedì 16 ottobre alle 21,00 la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino presenta La camera di Erich Zann, una “horror comedy da camera” scritta e diretta da Luigi Maio che insieme a Enrico Correggia ne compone anche le musiche, interpretata da Federica Ruggiero e dallo stesso “Musicattore” Maio con l’accompagnamento sonoro degli Antidogma Ensemble.
La rappresentazione è molto liberamente tratta da La musica di Erich Zann (The Music of Erich Zann) di Howard Phillips Lovecraft, uno dei suoi primi significativi racconti scritto probabilmente nel 1921, pubblicato nel ‘22 in ambito amatoriale e apparso quindi su Weird Tales nel maggio 1925.

Lo spettacolo, che alterna momenti di brillante divertimento agli elementi horror incentrati sulla figura del violinista Zann, aveva fatto il suo esordio nell’ottobre del 2005 al Piccolo Regio di Torino, e ritorna finalmente in scena nel capoluogo piemontese nell’ambito della 40ª stagione concertistica della Camerata strumentale “Alfredo Casella”. Riporto a seguito, per quanto non breve, l’intero testo della brochure di presentazione dell’evento.

Soggetto:
La vicenda si svolge nella Parigi della Belle Epoque dove H.P. Loverkünn, emergente compositore definito l’erede di Offenbach, con i suoi orecchiabili Can Can e Valzer comincia a riscuotere un buon successo di pubblico e critica. Sua Musa Ispiratrice è la dolce Belle Blandot, ex ballerina zoppa inamorata del musicista nonché gestrice de Le Violon Noir, squallida Locanda sita nella fatiscente Rue D’Auseil, sede delle prove musicali e degli incontri dei due amanti.
A turbare l’idillio artistico-sentimentale della coppia è il sinistro Erich Zann, un vecchio violinista cieco che ha preso alloggio nell’Hotel dove dimora Loverkünn, e proprio nella camera accanto alla sua, la numero tredici… l’ultima in cima alle scale.
Ossessionato dalla strana musica eseguita dal vecchio durante la notte, il nostro eroe sembra aver perso l’originario stimolo creativo: adesso è l’Arte di Zann al centro dei suoi pensieri e la povera Belle, sentendosi trascurata, tenta inutilmente di distrarre l’amato dall’oscura influenza del diabolico violinista. Senza darsi per vinta, la ragazza decide di affrontare Erich Zann faccia a faccia: penetrata una notte nella camera del cieco musicista, lo sorprende intento a suonare una nuova composizione…
S’accorgerà troppo tardi dei nefasti effetti della malia sprigionata dalle note del violino stregato, sperimentando in prima persona il fascino sinistro di quella strana musica. Così facendo l’incauta albergatrice giungerà alla terribile verità… che qui non possiamo rivelare.

Il Fascino di Erich Zann: il Diavolo non è così brutto quando suona...
Si dice che il Diavolo non ami la musica. Eppure su di lui si sono scritte le più belle pagine sinfoniche, liriche e cameristiche: basti pensare alla celebre Histoire stravinskijana, dove lo si ritrae perfino nei panni paganiniani d’un virtuoso violinista (mi perdoni ‘Sua Dannazione’ se Lo definisco ‘virtuoso’!)
Pare inoltre che l’americano Lovecraft, maestro indiscusso dell’Horror, provasse per l’Arte dei Suoni un vero... “orrore”! Eppure il Nostro ci ha regalato una delle più suggestive pagine letterarie dedicate alla musica: quella di Erich Zann! Novella dove il solitario di Providence riesce a descrivere con le parole il demoniaco suono della viola di un vecchio musicista muto, con una potenza evocativa vicina a tratti agli artifici stilistici del grande Thomas Mann, memorabile cantore delle gesta di un altro compositore immaginario: Adrian Leverkünn, le cui opere metamusicali, al pari di quelle di Zann, arrivano a noi attraverso la lettura e non grazie all’ascolto.
Si dice inoltre che il linguaggio degli angeli sia affine a quello delle note: non potrebbe una musica infernale identificarsi proprio con il linguaggio parlato? Tradurre in musica e parole lo Zann lovecraftiano per una restituzione teatral-cameristica potrebbe porre questo ambiguo dilemma. Ecco perché, al momento di mettere in scena 'La camera di Erich Zann', ho fatto del giovane protagonista un musicista di nome Henry Pierre Loverkünn (evidente crasi tra il nome di Lovecraft e quello del tormentato eroe di Mann).
Loverkünn è un giovane che, a differenza di Adrian, ha venduto il suo estro compositivo al commercio (un ben misero ‘patto tra poveri diavoli’) e che si sente schiacciato dalla statura artistica del vecchio Zann; in questa versione egli non è più un violista muto ma un cieco – e alquanto ciarliero! - violinista: cecità demoniaca, verbosità in rima scimmiottante il Verbo divino, e violino paganiniano quanto stravinskiano. Ma Henry Pierre conserva l’incapacità di amare del “collega” manniano: per mostrare il suo distacco glaciale dagli umani sentimenti, ecco che nella mia fantasia, il senile, paralitico locandiere Blandot del racconto originale si muta nella bella - ancorché zoppa - Belle Blandot, ex ballerina innamorata di Loverkünn, qui interpretata dalla brava Federica Ruggiero.
Ma il giovane Henry non ha tempo per lei: è troppo occupato dai frustrati tentativi di emulare il vecchio Erich, in una hybris patetica che lo porta a identificarsi col cieco violinista fino ad assumerne la parlata in rima... così facendo, egli non esporrà solo se stesso all’influenza del virtuoso dall’odor di zolfo, ma lascerà la stessa Belle in sua balia: contrariamente alla fonte originale, una donna dovrà affrontare la musica, nonché il fascino sinistro, di quel terribile vecchio... Ciò in omaggio alle hoffmanniane coppie fatali così care a Powell & Pressburger, dove danza, musica e trascendenza non liberano l’eroina dalle false ipotesi, ma bensì la possiedono strenuamente, operando una rimozione di tutto ciò che la relegava nei rassicuranti limiti dell’Umano!
Sarà una vera e propria ‘totentanz’ quella che Belle ballerà sulle note di Erich Zann, una danza macabra sulla musica del grande Maestro Enrico Correggia che, affiancata alla mia per volere dello stesso (e di questo lo ringrazio!), descriverà lo spaesamento della sciancata protagonista innanzi alla musica del novecento, le cui valenze perturbanti sono comunque capaci di sedurre la sfortunata ex étoile, “zoppicante” tra avanguardia e tradizione ed erede non solo delle eroine macheniane ed hoffmanniane, ma anche delle giovani ballerine vittime del mondo visionario e stregonesco della scuola di danza di Suspiria, fiabesca e oscura pellicola frutto dell’altrettanto ‘fatale’, italianissima nonché geniale coppia Daria & Dario (Nicolodi e Argento, of course!).
E ‘La Camera di Erich Zann’ vuole essere un omaggio non solo al celebre scrittore americano, ma - soprattutto - al fascino di due protagoniste della scena culturale europea: le sorelle Daria e Fiamma Nicolodi, nipoti del geniale compositore Alfredo Casella il cui nome rimanda tanto all’affiatatissimo Antidogma Ensemble, quanto alla Camerata Strumentale... Alfredo Casella!

(Luigi Maio)

La camera di Erich Zann
Horror Comedy da Camera da H.P. Lovecraft
testo e regia di Luigi Maio
musica di Luigi Maio ed Enrico Correggia

interpreti:
Henry Pierre Loverkünn/Erich Zann: Luigi Maio
Belle Blandot: Federica Ruggiero

Leonardo Boero violino
Michele Mo flauto
Massimo Barrera violoncello
Marinella Tarenghi pianoforte

Martedì 16 ottobre; ore 21,00
Casa Teatro Ragazzi - corso Galileo Ferraris 266, Torino
ingresso: Euro 5,00 (ridotti: Euro 3,00)

Per informazioni: cameratacasella.it