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domenica 15 marzo 2009

Visiones. H.P. Lovecraft secondo Hernán Rodríguez


Non tutte le novità parlano necessariamente inglese, nel campo dei comics d’ispirazione lovecraftiana. Pubblicato nel 2008 dalla spagnola Norma Editorial, Visiones. H.P. Lovecraft raccoglie cinque storie dello scrittore di Providence rese in una libera versione a fumetti realizzata dal giovane disegnatore uruguaiano Hernán Rodríguez.

Poco interessato allo sviluppo dei cosiddetti “miti di Cthulhu,” così come al confronto con gli altri grandi autori, dai Breccia a Lalia, che in lingua spagnola già ne avevano affrontato più o meno fedelmente il tema, Rodríguez preferisce scegliere alcuni fra i primissimi racconti di Howard Phillips Lovecraft adattandoli a una propria visione personale. Scopo prefisso è quello di mantenerne la particolare atmosfera, pur variando punti di vista e personaggi nell’affidare la narrazione alle immagini.

Così la voce narrante in El extraño (The Outsider, 1921) visualizza insieme al lettore e sino in fondo la percezione che ha sé, aprendo l’albo con qualche tratto stilistico talora nell’ombra di Druillet. La música de Erich Zann (The Music of Erich Zann, 1921) affida alle fantasie grafiche evocate dalla protagonista – qui al femminile – l’eco suggestiva di una musica altrimenti indescrivibile. Due fratelli condividono l’esperienza, e le conseguenze, dell’arrivo del sinistro Nyarlatothep in una città quasi del tutto priva di colore (Nyarlatothep, 1920). Creati ex novo pure i personaggi che tragicamente si avventurano ne La ciudad sin nombre (The Nameless City, 1921), mentre nel conclusivo El templo (The Temple, 1920) maggiormente ci si accosta all’andamento del racconto originale.


“Sono sempre stato attratto dal tipo di storie che Lovecraft racconta, la miscela di terrore e fantasia, passaggi alieni e sogni d’incubo, tutto questo mi sembrava interessante da trattare in un fumetto”.

Nato in Argentina, a Buenos Aires il 20 maggio del 1980, Hernán Rodríguez Lapolla – questo il nome per esteso ha trascorso la propria vita in Uruguay compiendo e perfezionando gli studi d’arte fra il Sud America e l’Europa, fino al suo attuale trasferimento in Spagna nella città di Bacellona. Visiones, portato a termine dopo due anni di lavoro, rappresenta la sua prima completa pubblicazione personale.

Al momento, le tavole in buon formato leggibile di tutti e cinque i fumetti sono integralmente visionabili ovviamente in spagnolo sul sito web ufficiale dell’artista: www.kbz.com.uy/hr.

Visiones. H.P. Lovecraft
Hernán Rodríguez
Colección Made In Hell, Norma Editorial, 2008
brossura, stampa a colori, 80 pagine, Euro 12,00
ISBN 978-84-9847-351

venerdì 24 ottobre 2008

Nyarlathotep in graphic novel


Oltre a mantenersi fra gli editori maggiormente attivi sul mercato americano dei comics, BOOM! Studios si conferma come il marchio ultimamente più prolifico per quanto riguarda i fumetti d’ispirazione lovecraftiana.

Dopo le uscite seriali di Cthulhu Tales, di Fall of Cthulhu e della miniserie Necronomicon, tutti limitati a una libera quanto remota elaborazione di semplici spunti, temi e atmosfere dai canonici “miti di Cthulhu,” l’onore dell’adattamento a colori tocca questa stavolta a un testo classico dello stesso gentiluomo di Providence.

BOOM! annuncia infatti in prossima uscita un breve graphic novel tratto dal poema in prosa Nyarlathotep (1920) di Howard Phillips Lovecraft, nell’interpretazione visuale dell’emergente Chuck BB già disegnatore del fumetto Black Metal. Sin dalle tavole diffuse in anteprima web, la sua stilizzazione “squadrata” e simbolica par quasi dare alle immagini un certo gusto passato, forse persino lontanamente art decò, non distante dall’epoca stessa della narrazione.

“Sono stato assolutamente entusiasta di impegnarmi in un progetto lovecraftiano,” ha dichiarato l’illustratore Chuck BB. “Quel che maggiormente mi attrae della scrittura di Lovecraft, è la sua capacità di esprimere un livello di paura meno inteso a spaventarvi di quanto, molto di più, lo sia al farvi sentire minuscoli e insignificanti in un mondo inesplorato. Lovecraft parla di una forza che è al di là della comprensione umana, più grande di quanto ogni religione riesca possibilmente a offrire, e più antica del tempo in sé.
Adattare una storia di H.P. Lovecraft è una sfida, giacché le descrizioni sono… beh… «non descritte». Questo fa parte ovviamente del fascino delle sue storie, l’idea che quel che gli umani vedono nei racconti sia un qualcosa che non possano comprendere, così da non poterlo rendere concisamente a parole”
.

In attesa di una data ufficiale per la pubblicazione in edizione limitata di Nyarlathotep presso la BOOM! Studios di Los Angeles, l’albo in trentadue pagine a copertina rigida è pre-ordinabile in rete al prezzo di 14,99 dollari.


martedì 23 settembre 2008

La fabbrica degli incubi (parlando di Thomas Ligotti alla radio)


Beh, dopo tutto Ligotti non sembra più essere un autore poi tanto sconosciuto in Italia. Ascoltando la radio nella serata di martedì 23 settembre, capita così d’imbattersi nell’inaspettato nome di Thomas Ligotti nel corso del programma quotidiano Rai Dispenser, scritto da Giorgio Bozzo e condotto su RadioDue da Federico Bernocchi.

Gli speakers introducono in breve la vita e le opere dello scrittore americano... riassumendo e parafrasando un testo che mi appare alquanto familiare, scaricato con tutta probabilità da qui anche perché, bene o male, non è che sul tema siano disponibili altri estesi scritti in italiano.

La presentazione riguarda il libro del giorno La fabbrica degli incubi, edizione italiana della prima uscita Fox Atomic Comics di The Nightmare Factory ad adattare a fumetti, nel 2007, i racconti ligottiani dell’omonima raccolta (The Nightmare Factory, Carroll & Graf, 1996). Tradotto e pubblicato dalla Free Books, il volumetto presenta quattro comics tratti da altrettrante storie, preceduta ognuna da una prefazione di Ligotti, sceneggiate da Stuart Moore e Joe Harris per i disegni di Ben Templesmith, Ted McKeever, Colleen Doran e Michael Gaydos.

Proseguendo con la trasmissione radiofonica, rara isola che non teme di occuparsi talvolta delle uscite editoriali italiane relative al fantastico, viene proposta lettura di una sinossi dal secondo episodio dell’albo, tratto dal racconto Dream of a Mannikin. I rapporti di Thomas Ligotti con i Current 93 di David Tibet rappresentano quindi l’argomento conclusivo, nonché tratto d’unione ideale per passare dal parlato alla musica con l’ascolto della canzone Sunset (The Death Of Thumbelina) del gruppo musicale inglese, dall’album del 2006 Black Ships Ate the Sky.

Non sembrano (ancora) numerosi gli estimatori o anche soltanto i conoscitori locali di questa figura carismatica del “nuovo” horror, da noi sinora poco diffusa attraverso storie brevi in sparse antologie e, finalmente, nel recente volume I canti di un sognatore morto (Elara Libri, 2008). Il che non può che amplificare la piacevole sorpresa di sentirne parlare alla radio.

Grazie al podcasting di RadioRai, la regitrazione della puntata del 23/09/2008 sarà disponibile per una settimana, a partire dal 24 settembre, in formato mp3 sullapposita pagina all’indirizzo www.radio.rai.it/radio2/podcast/lista.cfm?id=910.

[Poscritto del giorno dopo: niente da fare, la presentazione libraria è tagliata dai venticinque minuti di podcast messi online. Resta, sul finire, soltanto unallusione alla corretta pronuncia di “Cthulhu” storpiata nel pezzo in questione.]

La fabbrica degli incubi
Basato sull'omonima antologia di Thomas Ligotti

S. Moore, J. Harris, C. Doran, B. Templesmith, T. McKeever, M. Gaydos
Free Books, 2008
Brossura, stampa a colori, 112 pagine, Euro 10,90
ISBN 9788895195902


martedì 16 settembre 2008

The Nightmare Factory: Volume 2


Qualcosa si sta lentamente muovendo, persino in Italia dove la sua prima raccolta Songs of a Dead Dreamer ha trovato traduzione presso Elara Libri. Thomas Ligotti non è più un segreto così ben custodito come si diceva un anno fa in occasione dell’uscita di The Nightmare Factory, il primo volume a fumetti tratto dalla sua narrativa. Il “segreto” sta trapelando, l’interesse cresce e si diffonde, alcuni suoi libri stanno uscendo in edizione economica nel Regno Unito, finalmente accessibili al mercato di massa, e nel campo dei comics la fabbrica ligottiana degli incubi fa il suo atteso e gradito bis, secondo appuntamento in una serie annuale che promette di essere longeva.

Curato da Heidi MacDonald con L. Eric Lieb per Fox Atomic Comics/HarperCollins, The Nightmare Factory: Volume 2 si affida ai tratti grafici di Vasilis Lolos (The Last Call, The Pirates of Coney Island), Bill Sienkiewicz (Elektra: Assassin, 30 Days of Night: Beyond Barrow), Toby Cypress (Killing Girl, Batman/Nightwing: Bloodborn, Predator: Home World) e Nick Stakal (Criminal Macabre: My Demon Baby, Strange Girl), conservando le firme di Joe Harris e Stuart Moore che tornano a spartirsi i quattro nuovi adattamenti dei racconti di Ligotti, tratti ancora dall’omonima antologia personale (The Nightmare Factory, Carroll & Graf 1996). Un moderno weird horror che mette in discussione la percezione della realtà, e della propria identità stessa dispersa in un mondo nel quale sfugge ogni certezza; in cui nulla sarà più ciò che appare. Orrore che mina la scontata filosofia del quotidiano, il senso medesimo delle cose al di là dei consueti viscerali appigli del genere. Niente sangue, per esempio, mai spillato in queste pagine: sarebbe risultato superfluo, e l’inchiostro rosso dimostra di avere anche altri scopi.

Gas Station Carnivals è la storia di apertura, scritta da Harris su tavole di Vasilis Lolos. I falsi ricordi di piccole, decadenti e improbabili fiere da luna park collegate a stazioni di servizio segnano l’inizio dell’incubo per uno scrittore. La fiera, e l’immobile, sinistro showman del suo scalcinato spettacolo, nemmeno appartengono alle memorie del protagonista. Così almeno al principio, poiché la sua realtà prende a rimodellarsi in strane vie, manipolata da una volontà di vendetta. Di chi sono i ricordi? Quali di essi i veri?...

Lolos lascia irrompere nel disegno appena i giusti tratti d’irreale, stilizzando la figura grottesca e minacciosa dell’uomo di spettacolo in un ghigno intravisto, e nelle simboliche finiture dell’abito a ricordare uno scheletro.

Sempre di Joe Harris il seguente The Clown Puppet, illustrato da Bill Sienkiewicz con più ambizioso taglio surreale, tra sfumati e drastici contrasti cromatici a farsi carico, fors’anche in eccesso, del tono descrittivo del racconto.

Cambiare vita e lavoro di continuo a nulla vale, e la “visitazione” cui periodicamente va soggetto il personaggio potrebbe pure non esser frutto del suo cupo disagio mentale. L’assurda clownesca marionetta, i cui fili si vedono perdersi nel nulla in tutto il beffardo e insensato irreale del suo manifestarsi, se non uno scopo alcuno potrebbe forse avere degli effetti...

The Chymist, nella riduzione di Stuart Moore, è disegnato da Toby Cypress per l’inchiostrazione di Rico Renzi. L’approccio visivo è qui caricaturale, in una chiave di lettura che dellininterrotto monologo del racconto originale, fra divertito sarcasmo e implicito orrore, sembra voler privilegiare un tono ironico.

Il chimico della vicenda, sola e unica voce narrante, “rimorchia” una prostituta in un locale d’un quartiere piuttosto equivoco, sino ad accompagnarla nella stanza di lei in albergo. Ma di certo i suoi scopi non corrispondono a quel che la sfortunata signorina poteva prevedere...

Di Moore è anche il conclusivo The Sect of the Idiot, coi sobri disegni di Nick Stakal, colorati da Lee Loughridge, scanditi da un lento ritmo d’immagini e didascalie rarefatte.

In uno dei racconti più “lovecraftiani” di Ligotti, i sogni di un uomo solitario, ritiratosi in una vecchia tranquilla cittadina, lo conducono a un enigmatico circolo d’incappucciati il cui aspetto non sembra molto umano. Sempre che sia solo un sogno. Sempre che il sognatore stesso, infine, ancora sia del tutto umano...

Ogni fumetto è preceduto da una pagina introduttiva di Thomas Ligotti. Alle note biografiche finali si aggiungono la riproduzione dell’ottima illustrazione di copertina realizzata da Jon Foster, e una cupa suggestiva tavola di Tim Bradstreet utilizzata dalla Fox Atomic come prima immagine promozionale.

Un buon rapporto, questo, tra letteratura e comics anche considerando le debite difficoltà e differenze d’esito nella trasposizione dall’uno all’altro mezzo. Certamente una preziosa e più vasta vetrina per un particolare horror, quello fantastico e weird, piuttosto lontano dal gusto popolare e consolatorio dei bestsellers. E di un autore che, per abusare ulteriormente delle solite trite analogie, ha oggi per l’evoluzione del genere un’importanza paragonabile a quella che ebbe Lovecraft nel secolo scorso.

In italiano, nel frattempo, è disponibile l’edizione Free Books del primo volume della serie, La fabbrica degli incubi. Il consiglio, agli indecisi e ai potenziali curiosi, è di andare in fumetteria per dargli almeno una sfogliata.

The Nightmare Factory: Volume 2

Based on the stories of Thomas Ligotti

S. Moore, J. Harris, V. Lolos, B. Sienkiewicz, T.Cypress, N.Stakal

Fox Atomic Comics / HarperCollins, 2008

Brossura, stampa a colori, 112 pagine, U.S. $ 17,99

ISBN 978-0-06-162636-4


domenica 31 agosto 2008

“N.” L’ultimo omaggio lovecraftiano di Stephen King


Uno psicologo si lascia coinvolgere nel mondo irrazionale e apocalittico di “N.”, paziente affetto da disturbo ossessivo-compulsivo che muore suicida tormentato dalle proprie fissazioni. Tutto ruota intorno a un misterioso cerchio di megaliti nei pressi di una cittadina del Maine, punto focale di avvenimenti che trascineranno il medico, e altri dopo di lui, nella medesima follia.

“C’è un mondo dietro a questo mondo, ed è pieno di mostri,” come lascerà scritto uno dei protagonisti.

Tale, in linea di massima, il soggetto di “N.”, uno dei racconti più lunghi fra quelli inclusi nella prossima raccolta Just After Sunset di Stephen King in uscita l’11 di novembre negli Stati Uniti, in Italia quest’autunno con il titolo di Al crepuscolo per la solita Sperling & Kupfer.

Nel frattempo, la storia ha trovato una propria riduzione animata nei venticinque episodi web, da due minuti circa ciascuno, prodotti in associazione dagli editori Scribner e Simon & Schuster con la Marvel Entertainment e la CBS Mobile, diffusi via rete e attraverso la telefonia mobile a partire dal 28 luglio scorso. L’adattamento del racconto è firmato da Marc Guggenheim sotto la “supervisione creativa” dello stesso King, e si basa sui disegni di Alex Maleev inchiostrati da José Villarrubia, gli stessi in corso di realizzazione per un’omonima miniserie a fumetti della Marvel la cui pubblicazione è prevista per il 2009.

Come osservato su Grim Review, “N.” appare quale un ennesimo evidente omaggio del “Re” verso i temi e le atmosfere di Howard Phillips Lovecraft. L’assonante nome “Cthun” viene esplicitamente associato a ciò che, come in sogno, si manifesta nel fatidico circolo di pietre del New England, c’è persino allusione a un “occhio trilobato” (direttamente da L’abitatore del buio, per chi fosse a digiuno di lovecraftianerie) e la struttura della narrazione, indiretta e mediata da memorie, registrazioni e resoconti dei personaggi coinvolti, riporta a quella stessa dell'ormai classico Il richiamo di Cthulhu.

Questo, almeno, per quanto rivelato nell’attuale versione animata, in attesa delle cinquantaquattro pagine dello scritto originale nel nuovo volume in arrivo. Magari sperando che l’autore, sulla più consona distanza della narrativa breve, recuperi almeno parte dello smalto perduto negli anni con gli ultimi romanzi.

Abilmente drammatizzate con il supporto di un ottimo doppiaggio, le venticinque brevissime puntate di Stephen King's “N.” sono disponibili al completo presso il sito ufficiale www.nishere.com. Ognuna preceduta da un immancabile spot pubblicitario.




Just After Sunset: Stories
Stephen King
Scribner, 2008
hardcover, 384 pages, US $ 28.00
ISBN 9781416584087


Al crepuscolo
Stephen King
collana Narrativa, Sperling & Kupfer, 2008
copertina rigida, 600 pagine, Euro 20,90
ISBN 9788820046019


martedì 5 agosto 2008

The Miskatonic Project: H.P. Lovecraft’s The Whisperer in Darkness


Ancora fumetti lovecraftiani all’orizzonte, nuovo segno di un sempre alto interesse per tali temi al di là dell’Atlantico.

Di questi giorni è l’annuncio di The Miskatonic Project: H.P. Lovecraft’s The Whisperer in Darkness in uscita a ottobre 2008 presso l’americana Transfuzion/Millennial Concepts, scritto da Mark Ellis e illustrato da Darryl Banks, Daryl Hutchinson, Melissa Martin e Don Heck (1929-1995), veterano della Marvel ricordato per il suo contributo alla creazione di Iron Man.

In 128 pagine con stampa su toni di grigio, il graphic novel presenta sia un adattamento che un sequel del canonico omonimo racconto di H.P. Lovecraft. Protagonisti e filo conduttore delle storie sono i membri del “Miskatonic Project,” tre investigatori dell’occulto che adoperano la Miskatonic Uuniversity di Arkham quale propria base operativa, interagendo con personaggi classici come il professor Albert N. Wilmarth. In effetti, un team d’azione assai più che di ricerca, come già la copertina dell’albo lascia intuire.

Promosso come novità editoriale, si tratta in realtà di una riproposta di H.P. Lovecraft’s Cthulhu: The Whisperer in Darkness, un serial in tre parti pubblicato dalla Millennium nel 1991, in origine a colori, e proseguito con il successivo H.P. Lovecraft’s Cthulhu: The Festival in tre ulteriori uscite nel 1993.

“Non è una semplice raccolta o un volume di ristampe,” scrive Mark Ellis presentando l’opera in un suo post su Comic Related. “Tutte le tavole sono state digitalmente rimasterizzate e il lettering è completamente nuovo. I disegni su toni di grigio sono nella tradizione classica di riviste come Creepy ed Eerie, e abbiamo un sacco di materiale nuovo. Ha una bella confezione, disegnata da Melissa Martin, e interesserà di certo sia gli appassionati di Lovecraft che quelli dei comics”.

The Miskatonic Project comprenderà una lunga intervista di Lou Mougin allo scomparso Don Heck, oltre ad alcune opere dell'artista mai pubblicate in precedenza e a diversi altri contenuti “extra.” Sul sito dell’editrice www.transfuzion.biz la pagina ufficiale dell’albo, completa di quattro tavole in anteprima.


sabato 26 luglio 2008

Lovecraftianerie a fumetti


Qualche movimento estivo nel peraltro mai immobile mondo, oltreoceano almeno, delle “lovecraftianerie” a fumetti arriva innanzi tutto da BOOM! Studios.

La compagnia indipendente americana aveva esordito già a un anno dalla propria fondazione con Cthulhu Tales, apparso nel maggio 2006; un albo unico ispirato all’universo di H.P. Lovecraft al quale fecero seguito gli analoghi Cthulhu Tales: The Rising a febbraio 2007 e Cthulhu Tales: Tainted nel successivo settembre, ancora composti da vari episodi indipendenti. Nel primo dei due, fra i diversi autori figurava lo stesso Hans Rodionoff che per la Vertigo firmò nel 2003 l’ottimo romanzo grafico Lovecraft (in Italia presso Magic Press, 2004).

L’attenzione del pubblico verso queste libere reinterpretazioni dei “miti di Cthulhu” richiedeva però una vera e propria testata mensile, ed ecco dunque Fall of Cthulhu che dal “numero zero” del marzo 2007 è ormai giunta alla sua quattordicesima uscita con un suo primo ciclo, Fall of Cthulhu: The Fugue (2004), pubblicato in volume a raccoglierne i numeri iniziali.

Riprendendo la medesima struttura episodica, anche i Cthulhu Tales sono stati infine proposti come serie, con tre numeri finora pubblicati a partire dal marzo scorso. Da qualche tempo BOOM! Studios ha inaugurato sul proprio sito una sezione di Free Web Comics nella quale mette gratuitamente online alcuni dei propri titoli. Tra questi, sono al momento liberamente disponibili quindici tavole a colori dal primo volume 2006 di Cthulhu Tales, comprendenti due storie rispettivamente scritte da Michael Alan Nelson e Johanna Stokes e illustrate da Andrew Ritchie e Filip Sablik. Questo il collegamento alla sua pagina iniziale: webcomics.boom-studios.net/2008/07/13/cthulhu-tales-vol-1.

Ma non finisce qui: il prossimo progetto BOOM! sarà una miniserie in quattro parti, in uscita ad agosto con il titolo di Necronomicon. Scritto da William Messner-Loebs ancora su disegni di Ritchie, il serial prenderà a soggetto il più noto e famigerato degli pseudobiblia lovecraftiani, pur con larghi margini di libertà nel rielaborarne i temi.

Secondo la sinossi, “Necronomicon segue le vicende di Henry Said, uno studente di college arabo nella Arkham degli anni 20, il quale viene ingaggiato dai seguaci di un culto per trovare il tomo proibito e ottenerne gli oscuri antichi poteri. Nel corso delle sue avventure, Henry viaggia per il mondo sulle tracce di colui che ha scritto il Necronomicon, Abdul Alhazard [sic], facendo una scoperta… oscura.” Ipotizzando un’origine anglosassone per il nome di Alhazred, per Messner-Loebs “potrebbe essere interessante avere sul serio questo particolare ‘Arabo Pazzo’ come un autentico pazzo inglese, che vaga in quei luoghi come una sorta di Lawrence d’Arabia”.

Efficace l’mmagine di copertina realizzata da J. K. Woodward per il numero iniziale, alcune tavole del quale sono visibili in anteprima nell’articolo William Messner-Loebs Opens the “Necronomicon” su Comic Books Resources.

Richard Corben, Haunt of Horror: Lovecraft #1, Marvel 2008In casa Marvel, nel frattempo, stanno uscendo i tre volumi di Haunt of Horror: Lovecraft nei quali Richard Corben adatta alcuni classici del Gentiluomo di Providence. Tre storie per ogni albo in magistrale bianco e nero: Dagon sul primo, distribuito a giugno negli Stati Uniti, insieme a The Scar (da Recognition) e A Memory, tratti entrambi da poesie, mentre The Music of Erich Zann, The Canal e The Lamp sono previsti nella seconda uscita a fine luglio. Arthur Jermyn e gli altri due sonetti The Well e The Window (dai Fungi from Yuggoth), per concludere, nel terzo numero sul finire di agosto. Ulteriore nota positiva, ogni singola e puntuale riduzione viene seguita dal testo originale dalla quale è tratta. Alcune delle tavole di Corben si possono ammirare alla pagina di Preview di Haunt of Horror: Lovecraft #1, ancora sul sito di Comic Books Resources.

Unaltra serie in quattro parti sembra invece quasi pronta, ma ancora senza un editore. The Strange Adventures of H.P. Lovecraft è un graphic novel scritto da Mac Carter su inchiostri e pennelli di Tony Salmons e Adam Byrne; una ennesima messa in scena dello scrittore trasfigurato in personaggio.

“Lovecraft viene a contatto con un libro antico, il quale gli trasmette un’insidiosa maledizione: ogni volta che dorme i suoi incubi più neri divengono reali scatenandosi sul mondo. Di colpo, questo schivo e impacciato scrittore diventa allo stesso tempo sia un’involontaria divinità distruttiva che l’unico uomo a poter combattere le malvagità che egli stesso scatena. Si tratta di una revisione fantastica della vita e dell’opera di H.P. Lovecraft, una storia sullo stampo dei film horror classici della Universal. Un weird tale, di fatto.”

La sinossi, così come alcune anteprime del fumetto, sembra voler fare del protagonista un eroe d’azione a tutti gli effetti. Reduci da una presentazione alla San Diego Comic-Con, gli autori ne annunciano comunque la pubblicazione entro la fine dell’anno, “in un modo o nell’altro,” presentando l’opera attraverso un ben curato sito web, lovecraftcomic.com, completo di suggestivo trailer animato.



martedì 18 marzo 2008

Da Arkham alle stelle


“Che tipo di mondo ci propone di penetrare l’uomo di Providence offrendoci la chiave d’argento che apre la por­ta dei sogni? A differenza della quasi totalità degli scrit­tori realistici (Tolkien per fare un solo supremo esem­pio) il suo mondo mitico-fantastico non è una realtà alter­nativa: egli ce lo presenta invece — e questa è un’altra sua grande originalità — come un reale integrativo. Ci sugge­risce, in altri termini, che il mondo nebuloso e incubico dal quale nascono le sue visioni e i suoi orrori (e sul piano collettivo nascono i miti) non è la semplice negazione del­l’universo quotidiano, bensì la sua continuazione.” (G. de Turris e S. Fusco)

La promozione del volumetto ha trovato almeno presso gli appassionati un’ampia ma forse eccessivamente anticipata risonanza, con l’anteprima di una copertina diffusa in rete probabilmente a incentivarne le prenotazioni ma spiazzando un po’ chi cercava invano di rintracciarne l’uscita. E col surreale effetto di vedere siti web che già parevano recensire il libro mesi prima che fosse dato alle stampe.

Finalmente distribuito in fumetteria, Da Arkham alle stelle è un ennesimo omaggio a Howard Phillips Lovecraft in occasione del settantesimo anniversario della sua scomparsa (1937-2007), a cura di Alessandro Bottero e Gianfranco de Turris per Bottero Edizioni con la collaborazione di Cagliostro E-Press.

Stampato in bianco e nero, in una veste che privilegia l’effetto grafico col risultato di trattare in modo disomogeneo e a volte appesantito i testi, l’albo è suddiviso in quattro sezioni distinte presentando sei storie originali a fumetti, otto racconti, tre saggi brevi e una raccolta di ventisei illustrazioni, il tutto ispirato all’opera del maestro di Providence. Non senza goffaggine in qualche resa fra i comics, e in qualcuna soltanto delle tavole illustrative: proposte diseguali negli esiti ma fra le quali emergono pur tuttavia ottime cose.

L’iniziale parte fumettistica, con sviluppi necessariamente compressi nello spazio di poche tavole, apre su Ragnatele di pensiero di Sergio Calvaruso e Michele Moratti in cui, nell’oscurità pressante del nero di china, si ipotizza una visita (mai avvenuta, sappiamo) del Lovecraft bambino al capezzale del padre, ricoverato in ospedale psichiatrico, come origine del suo approccio all’orrore cosmico. Cthulhu’s children di Gianluca Piredda e Paolo Ruas conduce l’incauto acquisto di un collezionista verso un ironico e prevedibilmente infausto finale. Segue Vorago, libero adattamento di Alessandro Botero e Matteo Giurlanda dell’omonimo racconto di Mario Farneti, compreso nella relativa sezione.

Assai meno consistente e riuscito High Power Lovecraft 1945 di Piero Viola e Claudio Valenti, nel quale le due anziane zie rianimano un HPL dapprima apparentemente meccanico per affrontare una minaccia bellica occulta. Storia confusa a parte, bastava una ricerca in internet per dare almeno un tocco realistico a risollevarne il tono, fra l’ormai noto indirizzo del numero 10 di Barnes Street e il pur pignolo particolare della dipartita delle due signore, l’una nel 1932 e nel 1941 la più giovane che sopravvisse al nipote.

Le pagine dedicate al fumetto proseguono con Love Craft di Matteo Pitocco, altro efficace ritratto dello scrittore nell’infanzia interpretando in chiave horror il problematico rapporto con la madre. La conclusiva Il pellegrino di Ilek-Vad è invece una storia del “Mondo dei Sogni” firmata da Giovanni De Matteo, nella quale i disegni di Pierz, al secolo Luca Piersantelli (erroneamente Giovanni nei crediti), pienamente sostengono l’evocazione descrittiva delle Dreamlands fino a sfumare nel familiare paesaggio di Providece.

Fulcro della raccolta i tre racconti di Neil Gaiman, resi però in modo approssimativo oltre che anonimo: nessun cenno ai traduttori, con frasi come “la mia morte sono affari miei” a far pensare sia mancato il tempo per una revisione. Della triade narrativa, Uno studio in Smeraldo (A Study in Emerald, 2004) è uno splendido esercizio di stile che, in continuo rimando d’allusioni, intesse i “Miti di Cthulhu” col mondo di Sherlock Holmes. Già pubblicato in Italia nel 2005 sul n. 45 di Robot, la narrazione si accompagna qui al proprio formato grafico originale, illustrato da Jouni Koponen a imitare la stampa del primo Novecento. Soltanto di nuovo la fine del mondo (Only The End Of The World Again, 1994) opera una sorta di fumettistico cross-over inserendo in ambiente lovecraftiano uno dei più classici mostri cinematografici d’anteguerra. Shoggoth Riserva Speciale (Shoggoth's Old Peculiar, 1998) è il finale omaggio di Gaiman nella sua vena tipicamente ironica, sul ciglio della parodia in un pub della sonnolenta costa inglese.

Full Dagon Five. Resurrezione dal profondo è il racconto originale fornito da Alan D. Altieri, il solo a non temere confronti con alcuna analoga storia di genere in lingua inglese, intrecciando in secco quanto evocativo stile temi fantascientifici, “Cthulhu Mythos” e realistica avventura sottomarina.

Segue Lo scarico, un incubo urbano di Paolo D’Orazio, e il citato Vorago di Farneti in una versione “ampliata” rispetto alle pubblicazioni precedenti, con la sua minaccia sotterranea risvegliata nel cuore di Roma. Le variazioni Lovecraft di Errico Passaro si rivela poco più d'una serie di bozzetti catastrofici, tutti ambientati nell’area della Capitale, con la selezione narrativa che si chiude sul convenzionale L'Abisso di Antonio Tentori decisamente in debito col wellsiano Dottor Moreau.

Per la saggistica, L'orrore venuto dallo spazio: La fantascienza di H.P. Lovecraft di Carmine Treanni riassume in un paio di pagine la per nulla ignota tendenza fantascientifica dello scrittore americano, mentre Il Detective dell'impossibile e i Grandi Antichi di Stefano Priarone si limita a individuare le citazioni lovecraftiane negli albi di Martyn Mystere.

Poi c’è l’intervento scritto dal curatore Gianfranco de Turris insieme a Sebastiano Fusco, Lovecraft e noi, ovvero della fantasia e della realtà, nel quale si ribadiscono l’attualità dell’autore e il suo contrapporsi al mondo moderno, sottolineandone intuizioni e rapporti con la sfera del sogno. E qui mi concedo qualche perplessità, nel leggere certi passi:

“Sir John Eccles, premio Nobel per la medicina e specialista nello studio del cervello dedicò l’ultima sua opera fondamentale a un lungo colloquio col filosofo razionalista Karl R. Popper, raccolto in un volume dal titolo The Self and Its Brain. In esso sostiene che, in base ai suoi studi sulle cellule nervose, è impossibile ritenere che la coscienza, l’intel­letto, i sentimenti umani siano riconducibili alla sola attività fisiologica dell’organo cere­brale, ovvero che siano “una secrezione del­la ghiandola cervello,” secondo la barbara enunciazione dei filosofi materialisti. La co­scienza, insomma, è una funzione che si ori­gina da un quid indipendente dal corpo fisi­co, anche se con esso sembra in rapporto di reciproco dare e avere.
Lovecraft — il materialista Lovecraft — aveva raggiunto la medesima conclusione no­vant’anni fa. Il mondo extra-positivo che egli aveva additato era quello del sogno, il quid extra-materiale cui affidarsi per raggiungerlo lo chiamava fantasia: ma la strada era la stes­sa che stanno riscoprendo taluni — pochi, ma in numero crescente — scienziati e filosofi.”
(Cit. da pag. 100)

La medesima conclusione?… Così costruita la frase, può apparire che Lovecraft fosse giunto a concludere che “la coscienza non ha origine dal corpo fisico,” passando in tal modo da materialista dichiarato e convinto a sostenitore dell’esistenza di uno spirito o quid disincarnato che sia. Dovrebbe restare un parallelismo: il sogno come elemento extra-materiale ma per mezzo (e nei limiti) della fantasia. Altrimenti, in tutta ambiguità, suona come un avallo a scambiare le concezioni filosofiche del gentiluomo del Rhode Island con le sue prese di posizione di carattere esclusivamente estetico.

Alle illustrazioni, talvolta penalizzate dalle necessità del bianco e nero, sono dedicate le pagine finali che riuniscono tavole di Francesco Biagini, Francesca Ciregia, ED!, Luca Ferrara, Claudio Franchino, Elisabetta Giulivi, Giorgio Iannotti, Roberto Martinelli, Matteo Pinci, Matteo Radenti (a colori in quarta di copertina), Niccolò Storai, Marco Tagliapietra, Davide Tognetto e Daniele Tomasi, mentre si deve a Laura Braga il ritratto di H.P. Lovecraft in copertina.

Da Arkham alle stelle
aa.vv.
a cura di Gianfranco de Turris e Alessandro Bottero
Bottero Edizioni, 2008
brossura, stampa in b/n, 130 pagine, Euro 15,00
ISBN 978-88-95114-07-01



sabato 17 novembre 2007

The Nightmare Factory


D’accordo… nemmeno in patria è un popolare autore da best-seller e, per abusare delle solite etichette di comodo, si può citare il Washington Post che una decina di anni fa lo definiva “il segreto meglio serbato nella narrativa horror contemporanea.” Lasciamo perdere l’Italia, poi, che ne ha pubblicato solo briciole.

Sarà pure un segreto ben custodito da pochi fanatici, ma Thomas Ligotti è uno degli autori più inusuali e innovativi dell’odierna letteratura weird e l’ombra della sua prosa d’incubo, evocativa, perturbante e per nulla semplice a leggersi, non poteva che allungarsi anche sul mondo dei fumetti.

Uscito lo scorso settembre presso la Fox Atomic Comics, The Nightmare Factory vorrebbe essere soltanto il primo di una serie di raccolte di graphic novels tratte da racconti di Ligotti, scelti tra quelli pubblicati nell’omonimo omnibus Carroll & Graf del 1996.

La curatrice Heidi MacDonald raduna alcuni nomi pesanti del settore per questo adattamento di quattro fra le storie horror “filsofiche e nichiliste” dello scrittore americano, sceneggiate da Stuart Moore, autore di Firestorm per la DC Comics, e da Joe Harris, attivo anche nel mondo del cinema: suo lo script del film Al calare delle tenebre (Darkness Falls, 2003). La copertina del volume, di grande impatto, è affidata ad Ashley Wood.

Apre l’albo The Last Feast of Arlequin dedicato alla memoria di H.P. Lovecraft, unico racconto fra i quattro a essere conosciuto in Italia, tradotto come La festa di Mirocaw in Millemondiestate 92 (Mondadori, 1992). Un antropologo, appassionato dei clown e in preda a una depressione stagionale, indaga le usanze di un singolare festival carnevalesco della provincia americana, finendo con lo scoprire cose più singolari di quanto mai potesse attendersi. Sorta di rielaborazione sul tema del lovecraftiano The Festival, la riduzione firmata da Moore è disegnata da Colleen Doran (Spider-Man; Sandman) per gli inchiostri di Lee Loughridge.

Dream of a Mannikin, sempre di Stuart Moore ma con le tavole realizzate da Ben Templesmith (30 giorni di notte), è una sorta di incubo che coinvolge uno psichiatra e la sua paziente legandoli in un’irreale sospensione tra sonno e veglia, nell’ossessione per la figura inquietante del manichino in un gioco di identità, riflesse e confuse, tra simulacro e persona.

Dr. Locrian Asylum, scritto da Joe Harris, è illustrato da Ted McKeever (Superman's Metropolis; Batman: Nosferatu). Un vecchio manicomio dismesso, nel quale furono condotti eccentrici esperimenti sui ricoverati, sovrasta letteralmente la decadente città che l’ospitava, senza però cessare il suo spettrale influsso nemmeno dopo essere stato abbattuto.

Teatro Grottesco conclude infine il quartetto, ancora dalla penna di Harris attraverso la vivida resa grafica di Michael Gaydos (Alias; Daredevil Redemption). Una strana leggenda urbana circola tra gli artisti del sottomondo cittadino: il “Teatro Grottesco”, uno sfuggente, indefinibile fenomeno che finisce col privare dell’impulso creativo coloro che, pare, vi entrino in contatto… almeno quelli che non spariscono nel nulla.

Lo stesso Thomas Ligotti fornisce una propria originale introduzione a precedere ognuna delle storie. Fra queste, più efficaci risultano le due basate sugli accadimenti assai più che sulla sola atmosfera, difficile da visualizzare per molti dei racconti ligottiani basati soprattutto sul linguaggio. Incidentalmente, si tratta pure dei due comics di più realistico tratto visivo, The Last Feast of Arlequin e Teatro Grottesco, come se un netto realismo maggiormente appoggiasse, nel contrasto, l’irrealtà dell’irruzione fantastica.

The Nightmare Factory verrà prossimamente pubblicato in Italia dalla Free Books con il titolo La fabbrica degli incubi, probabilmente in uscita intorno al gennaio 2008.

The Nightmare Factory
Based on the stories of Thomas Ligotti
S. Moore, J. Harris, C. Doran, B. Templesmith, T. McKeever, M. Gaydos
Fox Atomic Comics / HarperCollins, 2007
Brossura, stampa a colori, 112 pagine, U.S. $ 17,99
ISBN 978-0-06-124353-0


sabato 10 novembre 2007

Necro #4 : Dampyr, Thomas Ligotti e altri orrori


Fresco di presentazione a Lucca Comics And Games è uscito il numero 4 di Necro, trimestrale horror di "weird things, dark stuff, odd people" come recita l'intestazione sul titolo.

E quando chi scrive si trova in qualche modo coinvolto nella pubblicazione di cui sta parlando, è lecito che la frase "promozione editoriale" si accenda come un'insegna al neon nella testa di chi legge, sempre che in chi legge resti quel barlume di senso critico non ancora anestetizzato dai media.

Questa quindi, è anche promozione. Ciò non toglie che Necro, nel solito oceano di difficoltà fra tempeste e sargassi nel quale si trovano a navigare le riviste di fresco varo, abbia aggiustato lo scafo, il sartiame, la ciurma e anche il tiro delle bordate di cannone in questo suo primo anno di crociera, e sia in grado di veleggiare da sé senza bisogno di soffiare per illudersi di dare più forza al vento.

Affermare che "i contenuti parlano da soli" è un altro luogo comune (o un surreale soliloquio cartaceo, volendo prendere la frase perversamente alla lettera), ma rende bene l’idea.
Cinema e letteratura; fumetto e illustrazione; musica e gioco. E critica. Tutti gli aspetti dell'horror si trovano rappresentati su queste pagine, e non direi siano molte altre le pagine italiane che possono offrire altrettanto in varietà e approfondimento.
La narrativa breve pubblicata su Necro ha visto proporre nuovi nomi italiani accanto ad altri più noti, quali Claudia Salvatori e Danilo Arona, e a una rispettabile serie di inediti di lingua inglese. Autori di peso nell'horror contemporaneo eppure poco noti o del tutto trascurati in Italia: Tom Piccirilli, Tim Lebbon, Jack Ketchum e, in quest’ultima uscita, l’emblematico Thomas Ligotti.
C’è sostanza quanto basta, dunque, per consigliare l’investimento dei sei euro del prezzo di copertina, e dare personalmente un’occhiata al tutto.

Il quarto numero del trimestrale Necro sarà in fumetteria verso la fine di novembre, ma può già essere acquistato direttamente presso l’editore Cagliostro ePress. Per ordini, abbonamenti e informazioni: necro.it.

NECRO
anno I, numero IV, novembre 2007
rivista, 56 pagine, Euro 6,00

Contenuti del numero

Cinema:
Anteprima
Saw IV
Anteprima
Doomsday
Speciale: i film horror di Natale
Speciale: il cinema "di genere" della Thailandia

Interviste:
allo scrittore e sceneggiatore Mauro Boselli
al giornalista e romanziere Edoardo Montolli

Fumetti:
La bambina senza bocca di Luca Belloni e Samanta Leone
Sottoterra di Alfelf

Racconti:
L'angelo della signora Rinaldi di Thomas Ligotti
Sssh di Riccardo Coltri
Il re dell'arena di Giuseppe Pastore

Narrativa:
Alla scoperta di Thomas Ligotti
Saggio: La visione del mondo e il Weird Tale
Clive Barker: giorni di magia, notti di guerra

E ancora...
I giochi di carte di Cthulhu
Recensioni Letterarie
Recensioni Musicali
Strisce umoristiche

giovedì 27 settembre 2007

I miti di Cthulhu di Alberto Breccia


A oltre un quarto di secolo dalla sua precedente edizione italiana, dal 2004 è finalmente tornata disponibile la raccolta de I miti di Cthulhu (Los Mitos de Cthulhu, 1972) di Alberto Breccia, pubblicata dalla bolognese Comma 22 come seconda uscita, dopo Incubi nel 2003, di una collana espressamente dedicata all’artista uruguaiano.

Il volume riunisce le nove storie, tratte dal ciclo narrativo di Howard Phillips Lovecraft, realizzate da Breccia su puntuale adattamento del poeta argentino Norberto Buscaglia. Nell’ordine: La ricorrenza; La cosa sulla soglia; La maschera di Innsmouth; La città senza nome; L'orrore di Dunwich; Il richiamo di Cthulhu; Il colore che cadde dal cielo; L'abitatore del buio e Colui che sussurrava nelle tenebre.

Quasi tutte le storie sono apparse in Italia sul mensile Il Mago fra il 1973 e il 1975, per poi confluire nell’albo I miti di Cthulhu edito nel 1978 da L’isola Trovata di Bologna, con l’esclusione di Colui che sussurrava nelle tenebre. La versione del racconto venne infatti pubblicata in Argentina solo nel 1979, e presentata in italiano nel novembre 1982 sul numero 11 della rivista Alter Alter.

Alberto Breccia è fra gli autori che maggiormente, nel proprio periodo, hanno contribuito a nobilitare i comics come forma d’arte. Proprio con il ciclo de Los Mitos de Cthulhu il grande disegnatore trova nuove forme espressive, inedite nel suo contesto, combinando insieme tecniche del tutto dissimili e sperimentando contaminazioni dal fotografico al pittorico, alla ricerca del più efficace approccio per ritrarre l’irraffigurabile, come egli stesso descrive.

“Mi sono reso presto conto che l’approccio tradizionale del fumetto non bastava a rappresentare l’universo di Lovecraft. Allora ho cominciato a sperimentare nuove tecniche come il monotipo o il collage. Questi mostri senza forma, simili a quelli che avevo disegnato ne L’Eternauta, son così fatti perché non volevo limitarmi a darne un’interpretazione personale; volevo che ogni lettore vi aggiungesse del suo, che potesse utilizzare questa base informe che gli ho fornito per sovrapporvi i propri timori, la propria paura… All’inizio ho raccolto in un certo senso una sfida: volevo sapere se ero capace di disegnare ciò che Lovecraft descriveva. Non so se ci sono riuscito, ma vi posso assicurare che durante i due o tre anni che mi ha preso la realizzazione di questo lavoro, ho vissuto completamente immerso nel mondo del solitario di Providence.”

Le soluzioni visive di Breccia restano una straordinaria e positiva eccezione nella resa dell’alienità lovecraftiana, altrove e ancor oggi troppo spesso fallimentare. Ineguagliabili nel suggerire senza svelare, partendo dai dettagli di un realismo quasi accademico dell’ambiente sino a insinuarvi la presenza d’indefinibili orrori, aggirando le forme del caos con tratti sfumati e forti pennellate, utilizzandone i segni come le reticenze e l’esasperata aggettivazione dell’originale letterario cui s’ispirano. Personalissime e ben amalgamate nel passaggio, traumatico ed estraniante, fra la netta espressione grafica del quotidiano e le surreali licenze artistiche dell’orrifico, le tecniche del disegno si evolvono nel corso del tempo. Le ultime storie tendono a stravolgere anche la realtà umana, le stesse figure dei personaggi si stilizzano, e le tavole si fanno più astratte, comunicando da subito un’allucinata inquietudine. Un percorso d’ideale discesa nella percezione dell’universo impazzito di Lovecraft, che il lettore si trova a condividere nel complesso dell’opera.

La scrittura di Buscaglia supporta con efficacia l’atmosfera delle note storie originali, mantenendo una narrazione in prima persona, essenziale e quasi priva di dialoghi. Nel rispetto dei testi delle precedenti versioni italiane, comunque rinnovati nel lettering, la presente edizione ha il pregio di riprodurre le tavole originali del fumetto, con la sola eccezione de L'abitatore del buio, i cui disegni risultano in parte perduti. I toni di grigio della stampa restituiscono così, letteralmente in ogni sfumatura, le profondità del complesso lavoro di Breccia, spesso altrimenti appiattito da tante riproduzioni in semplice bianco e nero.

Il prezzo del volume non è certo troppo abbordabile, ma trova piena giustificazione nella cura dell’insieme, oltre che per l’elevato numero di pagine e l’ottima rilegatura. La postfazione, che porta la firma di Latino Imparato, è illustrata infine con alcuni studi preparatori per le tavole de Il richiamo di Cthulhu.

Autentica pietra miliare nella storia delle cosiddette “nuvole parlanti”, il libro rappresenta un fondamentale punto di riferimento nel suo genere, sia per gli estimatori del maestro sudamericano che per gli appassionati del Gentiluomo del Rhode Island.

I miti di Cthulhu
Alberto Breccia
Collana Alberto Breccia, Comma 22, 2004
copertina rigida, 128 pagine, Euro 22,00
ISBN 88-88960-01-5


(Recensione pubblicata su HorrorMagazine il 14 aprile 2005)